Cittadinanza
Nadia e Ilda camminano veloci, una accanto all’altra. Mega e Bit le seguono, guardandosi attorno: non sono mai stati a Napoli e ogni dettaglio della città li incuriosisce e stupisce.
«Per fortuna la questura è vicina a Piazza del Plebiscito, non ci vorrà molto!» dice Nadia voltandosi verso i due alieni. Vedendoli così assorti nell’osservare ciò che li circonda, aggiunge: «Non siete mai stati a Napoli?».
«No!» risponde subito Mega senza pensare. Bit, ancora una volta, la fulmina con lo sguardo, precisando: «La mia collega intendeva dire che ci siamo stati qualche volta per lavoro, ma purtroppo non abbiamo mai avuto veramente il tempo di esplorare la città».
«Certo, capisco. Beh, allora vi do’ giusto due informazioni: quella che stiamo percorrendo è via Toledo, la via principale che collega il centro storico di Napoli a piazza del Plebiscito, dove si trova l’ex Palazzo Reale. Alla nostra destra ci sono i Quartieri spagnoli, storicamente i quartieri popolari di Napoli».
«Questa città non ha segreti per te» le dice Mega sorridendo.
«Sì, vivo qui da così tanto tempo che la conosco come il palmo della mia mano. Eppure, non vengo neanche riconosciuta ufficialmente come sua cittadina».
La risposta riscuote Bit: «Giusto! Ci dicevi che stiamo raggiungendo un banchetto per una raccolta firme: ci spiegheresti meglio di cosa si tratta?»
«L’associazione ha organizzato una raccolta firme per un referendum in cui si chiede di modificare la legge che regola la richiesta della cittadinanza italiana: vorremmo che chi vive in Italia da almeno cinque anni, invece di dieci, possa diventare cittadino italiano» Nadia si interrompe per un attimo e svolta a sinistra.
«Mi sembra una richiesta più che lecita. Da dove viene l’idea di proporre un referendum?» chiede Bit, tirando fuori dalla tasca della giacca un piccolo registratore portatile, per sembrare un vero e proprio giornalista. «Possiamo registrare la risposta?» chiede a Nadia prima di premere il tasto “registra”.
Nadia lo guarda stupita e scoppia a ridere: «Mi sento proprio una star del cinema così! Certo che potete registrare».
Bit schiaccia il tasto Rec e Mega riprende: «Quindi, dicevamo, da dove viene l’idea del referendum?»
«È una lunga storia. È iniziato tutto nel 2015, quando alla Camera, in Parlamento, è stata approvata una proposta di riforma della cittadinanza, con nostro grande entusiasmo. Pensavamo che la proposta di legge potesse arrivare anche in Senato, ma dopo un anno dal voto alla Camera, non è successo nulla. È a quel punto che abbiamo deciso di organizzarci e abbiamo iniziato con un flashmob a Roma, e in tante altre città. Abbiamo indossato dei lenzuoli bianchi e abbiamo chiamato l’evento Fantasmi per legge: siamo cittadini di fatto, ma siamo invisibili agli occhi della legge. Così è nato il movimento Italianə senza cittadinanza».
Ilda, che sta camminando in silenzio, ascoltando la madre, a un certo punto si illumina e inizia a sventolare il braccio, in direzione di qualcuno davanti a loro. Si volta verso la madre e le chiede: «Mamma posso andare? Ci sono Anna e Sofia, le mie compagne di classe. Devono essere appena uscite da scuola, posso raggiungerle?»
La madre guarda le due ragazzine che si stanno avvicinando e annuisce, facendosi promettere di raggiungerla entro un’ora al banchetto in piazza.
«Certo, certo, grazie!» risponde Ilda, mentre già corre verso le amiche: «Ciao anche a voi, a presto!» continua rivolta a Mega e Bit, che ricambiano il saluto agitando la mano.
«Sapete, tutto questo, questa lotta che porto avanti da anni, è per lei» sussurra Nadia con gli occhi lucidi, guardando la figlia correre via.
«Tornando a noi – riprende con voce salda – in Senato, la discussione sulla riforma è stata sempre rimandata. Fino al 23 dicembre 2017, quando finalmente era arrivato il momento di votare, ma mancava il numero legale: molti senatori erano già partiti per le vacanze. A fine anno la riforma è decaduta: era passato troppo tempo dalla sua proposta e non era più valida. Abbiamo deciso di non arrenderci e di riorganizzarci, fino a diventare ufficialmente un’associazione e rafforzare i rapporti con altre associazioni e partiti politici con obiettivi simili ai nostri. Finalmente, nell’agosto 2024, abbiamo deciso che era arrivato il momento giusto per la nostra proposta» Nadia si interrompe, l’espressione cambia, la voce assume il tono del dubbio e dell’insicurezza: «Ma dobbiamo raccogliere 500.000 firme e abbiamo meno di trenta giorni per farlo».
«500.000 firme in così poco tempo, sembra effettivamente molto difficile. Come farete?» Chiede Bit.
«Sfrutteremo proprio quello che il governo ha potenziato in questi anni, dopo la pandemia di Covid: lo Spid, l’identità digitale» sorride e continua: «In realtà, questa è un’idea che risale già a qualche anno fa. L’aveva proposto nel 2021 Omar Neffati, nostro compagno e portavoce. Diceva sempre: se i politici non fanno nulla, possiamo chiedere agli italiani cosa vogliono. Era ossessionato da questa idea del referendum, ci credeva, parlava con tutti i politici, teneva vive le relazioni, anche quando sembrava inutile». Nadia si interrompe e il suo sorriso si spegne lentamente, prima di dire: «Purtroppo, Omar non è più tra noi da gennaio 2023. Così, per quanto sembrasse impossibile, abbiamo deciso, anche in suo onore: sì, è un treno che non passa due volte».
«Ci spiace per il vostro amico, sembra una persona davvero speciale» dice Mega, suggerendo con un gesto a Bit di spegnere il registratore.
«Lo era. E pensate che beffa: solo dopo la sua morte, Sutri, dove è cresciuto, ha deciso di conferirgli la cittadinanza onoraria postuma» conclude Nadia con tono amareggiato. La donna fa cenno a Mega e Bit di fermarsi: «Eccoci! Siamo arrivati, questa è piazza del Plebiscito». I due, presi com’erano ad ascoltare la storia di Nadia, si erano completamente dimenticati della strada e quando l’enorme piazza si spalanca davanti ai loro occhi la guardano a bocca aperta: «È bellissimo qui» sussurra Mega con gli occhi pieni di sorpresa.
«Sì, vero?» sorride Nadia «Ecco! Laggiù c’è il banchetto! Abbiamo conosciuto tante persone stupende così, è uno dei mezzi migliori che abbiamo per informare tutti di quello che stiamo facendo e per invitarle a firmare online. Guardate quanta gente!» esclama felice.
I due alieni-reporter guardano nella direzione indicata e, dietro a una lunghissima coda di persone, vedono sbucare un piccolo banco con in alto la scritta Italianə senza cittadinanza.
«Che bello! Ci sono tantissime persone» esclama Mega entusiasta «Cosa possiamo fare per aiutarvi?»
«È importante arrivare al maggior numero di persone possibile, in modo da poter raccogliere abbastanza firme per l’approvazione del referendum. I media tradizionali e le istituzioni non ci sono d’aiuto in questo. Potete contribuire a diffondere il verbo, invitare le persone a firmare, attraverso tutti i canali possibili: social media, colleghi, persone della vostra quotidianità e conoscenti» suggerisce Nadia.
I due amici si guardano e annuiscono: questa volta non risolveranno la situazione, ma la loro missione è quella di parlare ovunque, nei giorni e nelle settimane successive, della raccolta firme e diffondere le storie che hanno raccolto nelle file davanti le questure.
Guardando la piazza davanti a loro, felici che così tante persone si stiano muovendo per fare qualcosa, si dicono telepaticamente: «Ce la faranno! Il referendum si farà».
