Megabit

Altri animali

Puntata 1: Gita al santuario

Mega questa mattina non riesce a combinare proprio nulla. Ha un gran sonno, perché stanotte Bit ha russato tutto il tempo e non l’ha lasciata dormire. E ora, come se non bastasse, la sta costringendo ad archiviare tutti i documenti relativi alle loro missioni passate: sono seduti al grande tavolo in cucina, pieno zeppo di fogli di carta e di raccoglitori, uno per ogni missione. Ora Mega sta mettendo via il resoconto che hanno dovuto compilare per il Quartier Generale dopo la loro visita alle varie sedi degli organi dell’Unione Europea: una missione entusiasmante, ma a leggere quello che ha scritto Bit, persino l’avventura più curiosa diventa una noia. Non può nemmeno scappare fuori dalla Base per andare a cercare Luna, la loro amica terrestre e confidente, e giocare con lei: infatti è la mattina di un lunedì di novembre, grigia e umida, e Luna è a scuola. Forse è per questo che il suono dell’allarme di Bling, la loro fidata assistente cibernetica, la scuote immediatamente. Bit, che proprio non se lo aspettava, fa un salto che lo fa quasi cascare dalla sedia, mentre Mega corre entusiasta verso l’uccellino-robot.
«Ma insomma, Bling! Regolati il volume!» protesta Bit. «Bzzz chiedo perdono se faccio il mio lavoro! Scusi signor Bit, se faccio in modo che sentiate quando il responsabile Pentium vi assegna una nuova missione da Ghalis! Bzzz d’ora in poi me ne starò zitta! Zitta, va bene? Voglio vedere come farete, poi, a sapere delle missioni!». Mega subito le accarezza la fredda testa di metallo e prende dalla tasca un cyber biscottino.
«Scusalo Bling, sai com’è quando archivia, gli piace così tanto che sembra stia in un altro mondo. Come faccia, lo sa solo lui» le dice, lanciandole il biscottino che l’androide fa sparire nel becco, con uno schiocco soddisfatto.
«Ora potresti farci sapere di che si tratta?» aggiunge Mega gentile. «Non so come faremmo senza di te». Bling si solleva tutta fiera, sbattendo le ali.
Poco dopo, tutti i dati relativi ad Arianna e al suo desiderio sono stati comunicati a Mega e Bit. «Beh, partiamo subito per Parma!» esulta Mega, felice di lasciare il lavoro d’ufficio per un po’ di vera azione da agenti speciali. «Prima devo scaricare tutte le informazioni: ci fingeremo volontari al santuario per saperne di più sui maialini in pericolo e per studiare insieme un piano d’azione!» ribatte Bit. Mega sbuffa e alza le spalle. «Come vuoi, ma fai in fretta che non vedo l’ora di allontanarmi da questi raccoglitori polverosi!»
Il tempo di recuperare Link, il loro hoverboard intergalattico super veloce, e in un baleno arrivano in provincia di Parma, nei pressi del santuario. Entrambi hanno nascosto le antenne con dei caldi berretti di lana e hanno indossato scarpe con dei tacchi nascosti, per sembrare più alti e più grandi. In questo caso non devono essere scambiati per bambini: i volontari del santuario sono tutti adulti e loro due devono mimetizzarsi al meglio se non vogliono essere scoperti.
All’ingresso del Santuario vengono subito accolti da un signore che dev’essere Giovanni: corrisponde perfettamente alla descrizione del file di Bling, quello sulla gita a cui Arianna è andata con i suoi compagni di classe. Li fa accomodare nel suo ufficio, una grande stanza con una scrivania al centro e una finestra che guarda sul prato principale del santuario, dove ora un gruppo di galline passeggia indisturbato. Li guarda con un grande sorriso. «Benvenuti ragazzi! Siete qui in visita? Fatemi controllare l’elenco degli iscritti per oggi. Come vi chiamate?» dice, digitando sulla tastiera del portatile aperto sulla scrivania.
Caspita, ora non troverà i loro nomi, e loro saranno fritti come un paio di patatine, pensa Mega.
«No, non siamo iscritti per la visita guidata. Sa, vorremmo dare una mano qui al santuario come volontari. L’abbiamo…l’abbiamo già visitato, diverso tempo fa, e ci è sembrato molto importante il lavoro che fate qui. Abbiamo sentito al telegiornale la notizia dei casi di peste suina e della lotta che state facendo per salvare i maialini, ecco. Così ci siamo decisi. Abbiamo pensato che avreste avuto bisogno di tutto l’aiuto possibile» inventa Bit. Però, pensa fra sé e sé Mega: Bit sarà pure un topo di biblioteca, ma con tutta la roba noiosa che legge ha sempre pronta un’ottima risposta. Il signor Giovanni, quando Bit menziona i maialini, alza lo sguardo dal pc: un’ombra scura, come una nuvola improvvisa nel cielo azzurro, gli passa sul volto. È evidente che questa situazione lo preoccupa parecchio. Poi, però, li guarda in volto e riprende dolcemente a sorridere.
«Di solito i volontari ci scrivono una mail per avere informazioni, prima di presentarsi qui. Ma avete ragione, abbiamo proprio bisogno di aiuto in questi giorni. E il vostro entusiasmo mi piace: senza l’amore per gli animali, non potremmo fare il nostro lavoro». «Allora possiamo aiutare?» esclama Mega entusiasta. «Calma! Prima dovete compilare alcuni documenti, se poi è tutto in regola, presto sarete volontari del santuario a tutti gli effetti!». Ancora documenti? Non finiscono proprio mai, nemmeno se si esce dalla Base, si dice Mega affranta. Fa un sospiro così forte che il signor Giovanni, vedendo la sua faccia, scoppia a ridere. «Facciamo così: vi lascio il materiale da compilare, ma per oggi vi faccio fare un bel giro guidato di tutto il santuario e vi racconto cosa farete se diventerete volontari qui da noi, cosa ne dite? Così non avrete fatto un viaggio a vuoto e intanto potrete conoscere meglio gli animali che ospitiamo e proteggiamo». I due amici fanno segno di sì con la testa: sarà sicuramente il modo migliore per raccogliere informazioni sulla situazione dei maialini e capire come esaudire il desiderio di Arianna di salvarli dall’abbattimento per via del contagio da peste suina e permettere che continuino a vivere liberi e felici al santuario. «Venite, partiamo da qui!» dice il signor Giovanni facendo loro strada. Dalla finestra aperta dell’ufficio, da cui entrano aria fresca e sole, spunta il muso curioso di una mucca. Bit, che proprio non se lo aspetta, fa un salto di spavento. Il signor Giovanni ride. «Lei è Matilda! Viene quasi tutte le mattine a salutarmi e a chiedere uno spuntino!» dice, offrendo alla mucca una carota che prende da un secchio pronto proprio sotto alla finestra.
«Sapete, l’abbiamo salvata da un camion che la portava verso il macello. Insieme a un’associazione animalista, abbiamo chiamato le forze dell’ordine per bloccare il camion, perché osservandolo abbiamo visto che non rispettava le misure di legge per il trasporto di animali, come le adeguate misure sanitarie. Matilda era schiacciata con altre sue simili su un camion piccolissimo, senza possibilità di sedersi o coricarsi. Il viaggio che dovevano fare era molto lungo, e gli animali erano senza cibo e acqua. Quando l’abbiamo portata qui era magrissima e aveva una paura tremenda degli esseri umani. Non riesco a darle torno, sappiamo essere davvero crudeli». Il signor Giovanni accarezza tristemente il collo di Matilda, che ora socchiude compiaciuta gli occhi.

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PENTIUM

Il responsabile

dell'unità terrestre che da

Ghalis invia le missioni a

Mega e Bit

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ANDROIDE

Un robot, o un

essere artificiale, che ha

forma e comportamenti simili

a quelli umani

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PESTE SUINA
La peste suina è una malattia
causata da un virus che
colpisce maiali e cinghiali e
per cui non esiste ancora
vaccino. 
I sintomi generalmente sono:
febbre, perdita di appetito,
debolezza, emorragie
interne.
Gli esseri umani non possono
essere contagiati da questa
malattia, ma gli animali malati
vengono abbattuti per evitare
che si contagino tra loro,
danneggiando le aziende che
producono carne per la
vendita.
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TOPO DI BIBLIOTECA
Espressione utilizzata per
descrivere un lettore
accanito, che frequenta
spesso le biblioteche e passa
il suo tempo in mezzo ai libri,
come un topo che rosicchia
le pagine.
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ABBATTUTI
Far cadere al
suolo e colpire
volontariamente
l'animale per ucciderlo.
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CORICARSI
Mettere giù, distendere
a terra
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COMPIACIUTA
Soddisfatta, contenta

«Matilda proveniva da un allevamento intensivo?» chiede Bit.
«Sì, e purtroppo molti suoi simili non sono stati fortunati come lei. Sapete, negli allevamenti intensivi quello che conta è il profitto: guadagnare sfruttando gli animali, prendendo la loro carne, o il loro latte, o ancora le loro uova, nel caso delle galline. Sono luoghi dove gli animali sono costretti a trascorrere la propria vita al chiuso, senza uno spazio adeguato alle loro dimensioni. Galline, conigli, vitelli, maiali…tutti rinchiusi in gabbie o recinti strettissimi, dove non possono camminare, volare o saltare. Le associazioni che aiutano gli animali hanno documentato che spesso in questi ambienti gli animali vengono maltrattati e picchiati. Vivono a migliaia, stipati in luoghi troppo piccoli, senza poter fare niente finchè non vengono portati al macello e uccisi. Molte volte, quei viaggi terribili di cui vi parlavo prima, come quello da cui è stata salvata Matilda, sono gli unici momenti in cui gli animali possono vedere il mondo esterno».
«Ma – ma – ma è terribile» balbetta Mega. Non era pronta a racconti del genere: su Ghalis si mangiano soltanto le piante. Anche i wurstel con la cioccolata (il loro piatto tipico), sono wurstel vegetali, ovviamente. «Gli animali sono amici non cibo! Pensavo che fosse così anche sulla Terr…voglio dire, qui a Parma!» protesta, mentre Bit le lancia un’occhiataccia di quelle che potrebbero incenerire, perché come sempre ha rischiato di far saltare la loro copertura.
«Hai ragione. Ma la nostra cultura, per qualche motivo, ha creato una distinzione fra animali: quelli cosiddetti da compagnia, come cani e gatti, che sono i nostri migliori amici e non ci sogneremmo mai di mangiare o ferire, e quelli come le mucche, i maiali, ma anche le galline, i pesci, le capre e le pecore e molti altri, che ci sembra normale sfruttare e considerare privi di sentimenti e sensazioni. Ma non è così, lo vedrete subito se verrete a fare i volontari» risponde il signor Giovanni, conducendoli fuori dall’ufficio.
Il sole caldo illumina l’aia, dove ora, oltre alle galline che chiocciano soddisfatte, riposano al calduccio la mucca Matilda e due caprette. «Anche queste galline sono state tutte quante salvate da un allevamento intensivo. Loro erano sfruttate per la produzione di uova».
«Almeno gli animali per produrre uova e latte non vengono uccisi, no?» chiede Bit speranzoso. Il signor Giovanni li accompagna più vicino ai volatili, che becchettano fra il prato e arruffano le piume. «Non direttamente, ma soffrono allo stesso modo. Vedete, anche le galline da uova vivono nelle stesse condizioni, senza spazi adeguati. Spesso impazziscono per l’assenza di un luogo in cui camminare, e si attaccano a vicenda con becco e artigli. Poi le uova, come sapete, sono il modo in cui le galline si riproducono. Non in ogni momento sono stimolate a farle: per questo, per produrne di più, spesso negli allevamenti intensivi vengono dati alla galline ormoni e altre sostanze che fanno male. Lo stesso vale per la produzione del latte: mucche e capre, per produrre il latte, devono aver appena avuto un cucciolo, proprio come le mamme umane. I piccoli vengono allontanati dalle madri e spesso usati per la loro carne, mentre alle femmine viene imposta una gravidanza dopo l’altra affinché abbiano sempre latte che si possa usare per le grandi industrie». Mega sta cominciando a capire: gli animali negli allevamenti intensivi vengono sfruttati dall’uomo come se fossero oggetti, e non ricevono nulla in cambio. La loro è una vita spesso breve e piena di sofferenze, una vita che nessuno vorrebbe fare. Ma gli esseri umani non sono allenati e abituati a rendersi conto di tutti questi problemi, a capire che dietro alla bistecca di pollo o al cartone del latte che comprano al supermercato c’è tanto dolore.
Al seguito del signor Giovanni, visitano tutto il santuario: i luoghi al coperto perché gli animali possano proteggersi quando piove e fa freddo, i grandi prati, i recinti con gli spazi liberi per i nuovi arrivi, che devono ancora abituarsi alla vita in comunità e sono diffidenti, l’orto che i volontari hanno creato per far crescere verdura e frutta fresche e genuine, sia per gli animali che per gli esseri umani. Qui tutti vivono in armonia, una specie con l’altra, senza che nessuna venga sfruttata. 

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ALLEVAMENTO INTENSIVO
Far cadere al
suolo e colpire
volontariamente
l'animale per ucciderlo.
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STIPATI
Costretto a stare in uno
spazio piccolo o insufficiente;
accalcato, ammassato.
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MACELLO
Luogo dove gli animali
destinati alla vendita vengono
abbattuti e trasformati nella
carne che poi troviamo al
supermercato o dal
macellaio.
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CHIOCCIARE
Quando le galline emettono il
verso caratteristico del
periodo in cui sono chiocce,
ovvero quando covano le
uova e allevano i pulcini.
 
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ORMONI
Sostanza che se inserita in
un corpo, anche animale, può
stimolare una o più funzioni o
attività, come la crescita
eccessiva di un animale.

«Qui però la vita è diversa. Quindi, cambiare è possibile. Sanno tutti che gli animali negli allevamenti intensivi soffrono così?» chiede Mega a un tratto.       

«Diciamo che in teoria lo sanno, ma purtroppo non sempre ci pensano».       

«Ma comunque – continua dubbiosa – se sanno come viene prodotta la carne, perché non cercano di smettere di mangiarla? Così smetterebbero di dare soldi agli allevamenti intensivi, che sarebbero obbligati a capire che alle persone non piace quello che fanno. Sarebbero costretti a cambiare»
«Perché purtroppo cambiare le proprie abitudini non è facile. Ma sarebbe importante combatterle, perché non fanno male soltanto agli animali, ma anche all’ambiente. Infatti, nelle aree dedicate agli allevamenti, l’alta concentrazione di animali causa una produzione di sostanze nocive, come il metano che contribuisce all’effetto serra». Bit annuisce: hanno imparato cos’è l’effetto serra nella loro missione per salvare Linarolo, in provincia di Pavia, dalla siccità. «Un’altra sostanza che viene prodotta dagli escrementi di tanti animali costretti a vivere tutti insieme è per esempio l’ammoniaca, che finisce nel terreno, inquinandolo. Inoltre, pensate a quante foreste vengono abbattute per far spazio a colture destinate a produrre mangime per animali o a quanta acqua viene utilizzata negli allevamenti: sono tutte risorse molto preziose, che se non ci fosse l’industria della carne risparmieremmo in grande quantità. Per esempio, per produrre un chilo di carne bovina sono necessari 15.415 litri di acqua; per un chilo di verdura, soltanto 322». Sì, pensano Mega e Bit: prendersi cura di questi animali, smettere di fare loro del male, significa anche fare del bene al pianeta, sembra non esserci dubbio. Intanto, chiacchierando e salutando i vari animali che abitano il santuario, sono arrivati alla zona dove abitano i maialini, al momento isolati proprio a causa del focolaio di peste. Eppure, sembrano stare bene: scodinzolano felici, qualcuno di loro si rotola giocando a terra. Il signor Giovanni spiega loro che Lady, la maialina che ha conosciuto Arianna, si è ammalata, ma è stata curata dai veterinari responsabili del santuario e ora è guarita. Speck, invece, pur essendo ancora malato, sta prendendo le medicine necessarie e si sta riprendendo, come molti altri ospiti. Quando la peste suina è arrivata anche lì, hanno fatto estrema attenzione a mettere gli animali malati in quarantena, per poterli curare senza che contagiassero gli altri. Le cose vanno bene, la situazione della malattia è sotto controllo, eppure…
«Eppure le forze dell’ordine minacciano di abbattere Lady, Speck e tutti i loro amici» conclude tristemente Bit. «Già, vedo che siete informati su questa triste vicenda» commenta il signor Giovanni. «Ma io non capisco – interviene Mega – se sono così preoccupati per questa peste suina, tanto da voler uccidere i maialini del rifugio, perché permettono che esistano gli allevamenti intensivi? Tantissimi animali in poco spazio, tutti appiccicati: non è un ambiente perfetto per la diffusione delle malattie?» «Assolutamente sì. Infatti è proprio in quegli ambienti che la malattia si diffonde maggiormente. Se tutti gli animali si ammalassero gli allevatori non potrebbero usarli per venderne la carne: quindi, per non perdere soldi, vengono eliminati i maiali malati, anche se potrebbero essere salvati,. E ora vogliono fare lo stesso con quelli del santuario: anche se sono animali liberi, non destinati a diventare cibo per gli umani, hanno paura che in qualche modo contribuiscano a diffondere la malattia. Gli allevamenti vogliono solo proteggere i propri interessi» commenta tristemente il signor Giovanni.
Proprio in quel momento, un rumore improvviso li fa trasalire: Bit riconosce il suono acuto delle sirene, misto a quello di voci concitate. I tre ritornano lentamente verso l’ingresso del santuario e quello che vedono li lascia senza parole: sono arrivate ben tre macchine della polizia e gli agenti che scendono hanno delle tute bianche addosso. Ma davanti a loro, una grande quantità di persone si è radunata per impedire che entrino e uccidano i maialini. Molti hanno dei cartelli, e gridano ritmicamente slogan in difesa del santuario. I poliziotti cercano di farsi largo tra la folla per entrare.

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METANO
Gas serra utilizzato anche
come carburante per le
macchine e pericoloso per
l'ambiente: è infatti capace di
alterare il clima 85 volte di più
dell'anidride carbonica, ma
scompare prima
nell'atmosfera, impiegando
comunque tra i 10 e i 15 anni.
La gran parte del metano
presente in atmosfera arriva
dal settore agricolo.
 
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EFFETTO SERRA
Fenomeno per cui i gas serra,
come l'anidride carbonica e il
metano, intrappolano il calore
dal Sole causando un
aumento graduale della
temperatura dell'atmosfera
terrestre.
Più gas serra ci
sono in atmosfera e più la
temperatura del nostro
Pianeta aumenta.
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TRASALIRE
Sobbalzare, sussultare
a causa di un'improvvisa
emozione o di uno spavento.
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CONCITARE
Agitato da una forte
emozione, eccitato,
turbato.
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SLOGAN
Un motto, una frase breve,
sintetica e di impatto,
facilmente memorizzabile per
avere un effetto immediato.