Altri animali
Puntata 2: La vita in gabbia
«Avanti, mettiamoci tutti intorno al recinto e ascoltiamo cosa ha da raccontarci il signor Giovanni» dice la maestra. Arianna, che ha otto anni, stringe forte la mano della sua migliore amica Silvia e si sistema il più possibile vicino alla rete. Lontane da loro, verso il fondo del prato che sale ad arrampicarsi sulle montagne, le caprette brucano serene, lanciando di tanto in tanto uno sguardo curioso ai bambini.
Quando la maestra ha annunciato che sarebbero andati in gita in un santuario per animali, Arianna non sapeva di cosa si trattasse. Vive nella provincia di Parma e spesso, andando in macchina con i genitori, le è capitato di vedere delle fattorie in campagna, con mucche, capre, asini e tanti altri animali, ma questo è qualcosa di completamente diverso. «Sapete cos’è un santuario per animali e cosa facciamo qui?» chiede il signor Giovanni. Diversi bambini, compresa Arianna, scuotono piano la testa. «Forse è una specie di fattoria?» dice una voce. Arianna però pensa che non può essere così: qui ha visto pochissimi recinti e si ricorda chiaramente che nelle fattorie che ha visitato finora, invece, ce n’erano sempre molti.
«Un santuario è un luogo dove gli animali, come quelli che vedete ora, possono vivere in libertà. Non è sempre stato così per loro: sono tutti animali che abbiamo salvato dagli allevamenti, dove venivano sfruttati per la produzione di carne, oppure di latte e uova. Vivevano in luoghi stretti e bui, senza spazio per correre, saltare o giocare». Arianna sente qualcosa all’altezza dello stomaco, proprio sopra la pancia. Pensa a come debba essere brutto non poter giocare, soprattutto ora che vede le caprette rincorrersi e scalciare. Come si sentirebbe, se non potesse più giocare a nascondino o a chi corre più veloce nel cortile della scuola? Non si è mai fatta queste domande, prima, ma ora che è qui la cosa la tormenta. Pensa alle galline che ha visto razzolare libere e alle mucche, sdraiate pigramente nell’erba morbida a prendere il sole, e le immagina rinchiuse in un posto stretto e buio come quello che sta descrivendo il signor Giovanni, incollate l’una all’altra, senza spazio per muoversi. «Sapete, spesso facciamo fatica a riconoscere che quello che mettiamo sulle nostre tavole, come una bistecca o una fetta di prosciutto, arriva da altri esseri viventi. Non sono mica nati dentro le vaschette di plastica del supermercato: per avere quei prodotti, maialini come Speck o Lady, che avete conosciuto prima, vengono purtroppo uccisi». Arianna è confusa e terrorizzata, ora. Non ha mai pensato a queste cose, il panino con il salame e il burro che le prepara a volte la nonna è buonissimo, e basta. Il prosciutto che trova nel banco del supermercato, o dal macellaio, non ha il naso umido di Speck, o la codina scodinzolante di Lady: proprio stamattina, infatti, ha scoperto che i maialini scodinzolano esattamente come i cani, quando si sentono felici. Il salame, per lei, fino a oggi era soltanto salame: non un pezzo di un altro essere vivente, che può giocare e dimostrare affetto, come fa la sua morbida gatta, la sua grande amica Milù, che probabilmente ora la aspetta a casa, sdraiata comodamente sul divano. Non è solo Arianna a sentirsi a disagio: diversi bambini portano la mano alla bocca. Forse, come lei, non hanno mai pensato davvero alla provenienza del cibo che mangiano ogni giorno. Certo, sa bene che arriva dagli animali, ma ora è diverso. Dopo aver conosciuto Speck e Lady, dopo averli accarezzati e guardati giocare, pensare di mangiare il prosciutto sarebbe come pensare di mangiare degli amici.
«Dicevo: un rifugio è un luogo ampio, riconosciuto legalmente dallo Stato, dove diversi animali vivono senza scopo di lucro. Questo vuol dire che non vengono in alcun modo sfruttati: né per la produzione di carne e derivati, né, per esempio, come animali da trasporto o intrattenimento, come succede a quelli nei circhi. Insomma, qui gli animali sono nostri pari, liberi di vivere in serenità. Ma poiché hanno vissuto tutta la vita vicino all’uomo, non li possiamo lasciare allo stato brado, completamente liberi nella natura, perché non riuscirebbero a sopravvivere. Hanno bisogno ormai di noi per nutrirsi e per stare bene: così, cerchiamo di aiutarli, ma lasciando loro la maggiore libertà possibile. Infatti, come avete visto, qui ci sono pochissimi recinti».
«E ci sono tutti i tipi di animali?» «Beh, non proprio tutti-tutti. Ci sono quelli di cui sappiamo come prenderci cura in un ambiente di questo tipo. E quelli che vengono maggiormente sfruttati dall’uomo: pecore, galline, anatre, cavalli, asini, mucche, maiali, capre, come quelle che vedete qui. Lei per esempio si chiama Rita» dice, indicando con la mano una capretta che si è avvicinata curiosa e che ora sta mordicchiando la manica della felpa di Arianna, che ridacchia divertita. Rita le annusa la mano, cauta: Arianna vuole che la capretta si fidi di lei, allunga piano le dita. «Sapete, RIta veniva da un allevamento intensivo dove prendevano il suo latte per fare formaggi. Per poterne avere a sufficienza, però, l’hanno separata dal suo cucciolo: proprio come per le mamme umane, infatti, anche le mamme animali producono latte soltanto quando hanno un piccolo da sfamare. Rita non ha mai saputo dove sia finito il suo piccolo. Anche quando l’abbiamo salvata dall’allevamento, non siamo riusciti a trovarlo». Rita decide di potersi fidare di Arianna ora, e le appoggia il naso fresco sul palmo della mano. Ad Arianna scappano le lacrime giù dalle guance: sfiora delicatamente il muso di Rita, che socchiude gli occhi, felice di lasciarsi accarezzare.
«Cerchiamo di creare un ambiente il più possibile adatto ai bisogni di ogni specie. Ed è molto importante che bambini come voi e tante altre persone ci vengano a trovare. Solo conoscendo come vivono gli animali liberi si possono fare delle scelte diverse e smettere di sfruttarli: quindi raccontare cosa avviene nei santuari è molto importante, non pensate?»
«E noi cosa possiamo fare tutti i giorni, per aiutare gli animali?» chiede la maestra guardando i bambini tutt’attorno, attenti alle parole del signor Giovanni. «Beh, la prima cosa che possiamo fare è cambiare le nostre abitudini, essere più attenti a cosa consumiamo e compriamo. Possiamo smettere di mangiare carne e derivati, o almeno diminuire la frequenza con cui li consumiamo e controllare la provenienza di quello che compriamo. Possiamo non comprare oggetti di pelle, per esempio. E magari scoprire anche delle cose nuove e buone: per esempio ricette vegetali, fatte con verdure e legumi, che sono gustosissime e non fanno male a nessun animale. Non dobbiamo essere perfetti, ma l’importante è provare: che ognuno di noi faccia lo sforzo di iniziare a cambiare qualcosa».
Arianna, sfiorando con la punta delle dita il pelo morbido di Rita, annuisce con forza. Sì, pensa: quando tornerà a casa dirà alla mamma e al papà che lei la carne non la mangerà mai più.
Mangiare l'erba
o le foglie dei rami
strappandole a piccoli morsi.
Raspare, grattare a terra
con le zampe nel
terreno per scovare
qualcosa da beccare
e mangiare
Da quel giorno, Arianna e la sua famiglia hanno fatto alcune scelte importanti. Subito non è stato proprio semplice. La mamma e il papà sono stati molto attenti e interessati a cosa aveva da raccontare una volta rientrata dalla gita, ma quando ha dichiarato che non avrebbe mai più mangiato carne, sono rimasti stupiti. Le hanno chiesto, per esempio, dell’arrosto della domenica che faceva sempre la nonna: non era buonissimo? Alla nonna sarebbe dispiaciuto se avesse smesso all’improvviso di mangiarlo. Magari, avrebbe pensato che non le piaceva più. Ma Arianna ha detto che avrebbe spiegato alla nonna che il problema non era il gusto dell’arrosto, che rimaneva buonissimo: il problema era che un animale, per permetterle di mangiare quell’arrosto buonissimo, aveva sofferto ed era dovuto morire. E Arianna non vuole mangiare animali morti soffrendo. La mamma e il papà, anche se non del tutto convinti, sono rimasti colpiti dalle sue parole. Nei giorni successivi, Arianna non ha mai mollato: ha continuato a rifiutare di mangiare la carne e ha insistito perché anche i suoi genitori andassero al santuario a conoscere i suoi nuovi amici. Se avessero visto Speck e Lady, o Rita con il suo naso umido e morbido, era sicura che non avrebbero potuto continuare a mangiare i loro simili. «D’accordo, hai vinto tu. Questo weekend torneremo al santuario tutti e tre insieme, così potremo vedere anche noi di cosa si tratta» ha detto finalmente la mamma un giorno. Arianna quasi si è messa a fare i salti dalla gioia. È tornata a salutare Speck, Lady, Rita e tutti i suoi nuovi amici, e ha potuto farli conoscere anche ai suoi genitori. Alla fine della visita, anche la mamma e il papà erano estremamente colpiti da quello che avevano visto e dai racconti sugli allevamenti intensivi fatti dai volontari del santuario. Così, hanno deciso insieme che avrebbero fatto alcuni cambiamenti nella loro vita quotidiana: avrebbero cercato di mangiare il più possibile cibo di provenienza vegetale, di fare attenzione, facendo la spesa, a cosa acquistare, per aiutare gli animali e non contribuire al loro sfruttamento. Hanno anche imparato tante nuove ricette vegane, senza carne, latte o uova, che hanno cercato insieme su Internet: per esempio l’hummus di ceci, che ad Arianna piace davvero tantissimo, e ora lo chiede sempre alla mamma con il pane come merenda da portare a scuola. Inoltre, Arianna ha preso una decisione molto importante: d’ora in poi, risparmierà metà dei soldi della sua paghetta settimanale per donarli al santuario. Infatti, proprio grazie al supporto delle persone i santuari possono continuare ad aiutare animali che ne hanno bisogno, salvati dalle terribili condizioni degli allevamenti. Questa mattina però, a scuola, la maestra Marta (la stessa che ha proposto la gita al santuario) sembra un po’ giù di morale. Ha la faccia triste e seria, quando rientrano in classe dopo l’intervallo. «Bambini, vi devo dire una cosa» dice. Arianna sente di nuovo la strana stretta allo stomaco che aveva avvertito in gita, quando il signor Giovanni raccontava della vita degli animali negli allevamenti. Ne è sicura: qualcosa non va.
«Ricordate il santuario? Purtroppo alcuni dei suoi ospiti sono in pericolo. Ultimamente, nella nostra provincia, ci sono stati diversi casi di peste suina. È una malattia che colpisce i maiali e si diffonde facilmente da un maiale all’altro»
«I maialini del santuario si sono ammalati?» chiede qualcuno. La maestra prende un respiro profondo. «Alcuni di loro hanno contratto la malattia, sì. Al momento stanno bene e li stanno curando, addirittura alcuni di loro sono già guariti ma…purtroppo tutti i maiali del santuario, per questo motivo, rischiano di essere abbattuti». Arianna è convinta di non aver sentito bene. Abbattuti? Cioè…uccisi? Ma per quale motivo? Questa storia è troppo orribile per essere vera.
«Vedete – spiega la maestra – la peste suina è una malattia molto contagiosa per gli animali, che possono morire in alcuni casi. Una volta era diffusa soltanto fra i cinghiali selvatici, ma poi è arrivata anche negli allevamenti e alle specie domestiche. Anche se la peste non si può trasmettere all’uomo, negli allevamenti la preoccupazione è che si trasmetta a sempre più animali, rendendo impossibile la vendita dei loro prodotti». Arianna alza la mano. «Ma maestra, nel santuario gli animali vivono liberi, no? Nessuno li deve vendere come succede negli allevamenti. Non vengono sfruttati».
«Hai ragione, Arianna. Ma purtroppo la legge, per proteggere gli interessi degli allevamenti, dice che vanno abbattuti tutti i maiali malati quando c’è un focolaio di peste suina, senza eccezioni o differenze. Anche se gli animali non sono destinati a essere mangiati e sono isolati dagli altri maiali sfruttati dall’industria della carne. Il santuario sta ovviamente già lottando perché venga riconosciuto che il loro è un caso molto diverso da quello degli allevamenti: non dobbiamo lasciarli soli, ma non possiamo fare molto altro, se non protestare» conclude, con gli occhi che le brillano. Arianna, la testa appoggiata alle braccia sul banco, non riesce a trattenere le lacrime. Come è possibile che amici come Lady e Speck, salvati dagli allevamenti, ora siano in pericolo anche nella casa sicura del santuario? Non è giusto, pensa. Con tutte le sue forze, esprime un desiderio: che gli animali siano salvati e possano ancora correre, giocare e saltare liberi, proprio come può fare lei durante l’intervallo nel cortile della scuola.
Attività
Arianna, con l’aiuto della sua maestra e dei compagni, ha creato una lista di semplici azioni che ognuno di noi può mettere in pratica per aiutare gli animali. Non serve fare tutto o stravolgere subito le nostre abitudini: basta iniziare con un piccolo gesto per fare una grande differenza nella vita degli animali di tutto il mondo. Non è così difficile come sembra! Puoi scaricare l’elenco completo cliccando su “Scarica l’elenco”