Altri animali
Puntata 3: Liberi
Quella che i nostri amici hanno davanti agli occhi è una vera e propria protesta. I poliziotti in tuta bianca cercano di farsi spazio fra le moltissime persone che si sono radunate davanti al rifugio. Dei ragazzi, nota Mega, si sono seduti per terra proprio davanti all’ingresso del rifugio e bloccano l’accesso alla macchina della polizia parcheggiata di fronte. Si stringono le mani, formando una catena umana. Alcuni di loro gridano a gran voce: «I santuari non si toccano!». Il signor Giovanni li ha seguiti da vicino e ora si dirige verso gli agenti della polizia. Sembra un po’ spaventato, ma il suo passo è fermo e sicuro. «Cosa sta succedendo qui?» chiede facendosi strada fra i manifestanti. «Siamo qui per un controllo sulla situazione del focolaio di peste suina, come da mandato regionale. Devo chiedere a tutte queste persone di spostarsi e permetterci di fare il nostro lavoro» risponde uno dei due poliziotti.
A un tratto è sceso un silenzio agitato e teso.
«I maialini del rifugio stanno bene, lasciateli in pace!» esclama una voce rotta dall’emozione, spezzando quel silenzio. Proviene da una bambina con i capelli rossi legati in due codini; due adulti, sicuramente i genitori, la tengono stretta per mano. Ai loro piedi c’è un cartellone fatto con il cartone, su cui hanno scritto a grandi lettere colorate: «Anche gli animali hanno il diritto di vivere liberi!». Bit li riconosce subito: sono Arianna e i suoi genitori. Devono aver saputo dell’operazione della polizia in programma per oggi e sono venuti a mostrare il loro sostegno al rifugio. Il papà di Arianna ora si è chinato sulla figlia, l’ha abbracciata e le ha asciugato le lacrime dal viso con un fazzoletto.
«Non ti preoccupare, anche se riuscissero a entrare nel santuario, oggi gli agenti non faranno nulla ai tuoi amici Lady e Speck: non hanno ancora i permessi, possono soltanto fare dei sopralluoghi» le dice accarezzandole i capelli, ma Arianna non sembra convinta. In effetti la situazione non è bella: la gente è spaventata e i poliziotti sembrano essere irritati dalla protesta, che sta rallentando il loro lavoro. Gli agenti si fanno largo tra la folla e arrivano proprio di fronte ai ragazzi seduti a terra, tanto da poterli guardare dritti negli occhi.
«Avanti, toglietevi di mezzo! Questa è occupazione di suolo pubblico, non potete stare qui. Non ci obbligate a usare la forza» dice bruscamente uno di loro. I ragazzi, però, non si muovono. «Per favore» chiede l’altro più gentilmente. Si vede che è dispiaciuto della situazione e non sa bene cosa fare. «Non vogliamo rischiare di farvi del male. Dobbiamo soltanto fare un controllo, sapete che questo è il nostro lavoro». «Qui non vi facciamo entrare!» esclama uno dei ragazzi. Il suo viso è contratto, l’espressione concentrata e risoluta, ma, a ben guardare, nei suoi occhi si scorge un velatura: sa che sta rischiando grosso opponendosi alle forze dell’ordine, sa che potrebbero arrestarlo. In un istante il primo agente perde la pazienza e con uno strattone lo sposta di lato, facendolo rotolare bruscamente a terra. Tutti si avvicinano preoccupati, chiedendogli se sta bene. I poliziotti riescono a entrare fra le proteste generali. Per fortuna il ragazzo non si è fatto male, ma i manifestanti sono arrabbiati e delusi. Approfittando della confusione, Mega e Bit decidono di avvicinarsi ad Arianna e alla sua famiglia. La bambina ora è scoppiata a piangere e sembra non riuscire a fermarsi. Bit le posa una mano sul braccio con dolcezza.
«Coraggio, non fare così. Vedrai che, anche se oggi sono entrati, riusciremo a impedire che abbattano i maialini». Arianna sorride fra le lacrime e tira su con il naso. «Speriamo» risponde preoccupata la bambina, prima di accorgersi di non conoscere le due persone che le hanno appena rivolto la parola. «Non vi ho mai visti qui. Siete dei nuovi volontari?» dice. I suoi genitori li guardano un po’ dubbiosi, probabilmente si stanno facendo la stessa identica domanda. «Sì! Siamo arrivati da poco. Siamo amici della tua maestra Teresa, quella che vi ha portato qui in gita al santuario. Ti ricordi la foto di gruppo che avete scattato quel giorno? L’abbiamo appesa all’ingresso e ci sembrava di averti riconosciuto. Non è così?» interviene subito Mega.
«Oh, è vero, la maestra lo aveva detto che aveva degli amici volontari. Nella gita però abbiamo incontrato soltanto il signor Giovanni. Forse anche altri volontari, ma non vi ho visto fra loro». «Siamo in tanti, non ti preoccupare» glissa subito Bit, prima che a uno dei due scappi qualcosa che li possa tradire, facendo saltare la loro copertura. Sono pur sempre agenti segreti in incognito!
«Dev’esserci qualcosa che possiamo fare per salvare i maialini» dice infatti, assumendo un’aria pensierosa.
«Sono d’accordo. Non può finire come la storia del rifugio Cuori liberi» interviene il papà di Arianna. Mega e Bit si guardano: non sanno nulla di questa storia, non era nel file che Bling ha procurato loro prima di partire per la missione. La cosa deve leggersi chiaramente sulle loro facce, perché l’uomo comincia subito a spiegare di cosa si tratta.
«Era un santuario in provincia di Pavia, proprio come questo. Diversi dei maiali loro ospiti avevano contratto la peste suina, ma erano stati curati. Però, per paura del contagio, è stato disposto un ordine di abbattimento e il 20 settembre del 2023 le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nel rifugio, cacciando le persone che protestavano e si opponevano a questa ingiustizia anche in modo violento, spostandoli di peso e trascinandoli via. Purtroppo, anche se i santuari sono riconosciuti dalla legge come luoghi di rifugio e cura degli animali salvati dallo sfruttamento, tutti i maiali sono stati uccisi. Le analisi fatte dopo hanno dimostrato, oltre tutto, che ormai quei maialini stavano bene, ed erano perfettamente sani». A queste parole, Arianna scoppia di nuovo a piangere. Bit la guarda dispiaciuto, Mega quasi saltella sul posto, indignata di fronte a un’ingiustizia del genere. Sente che potrebbe esplodere di rabbia. Fosse per lei, entrerebbe ora nel rifugio a dirne quattro a quegli agenti. Ma non è il momento di perdere la testa: si deve pensare a una soluzione, e lo si deve fare subito. Certo, questa volta si tratta soltanto di un controllo, ma la prossima volta che gli agenti torneranno, se il santuario non dovesse avere un piano di difesa…Mega non ci vuole nemmeno pensare. «Dobbiamo trovare il modo di dimostrare la verità: che i maialini che vivono qui non sono pericolosi per nessuno, li stanno curando e non possono trasmettere la peste suina ad altri animali, se non entrano in contatto con loro!». Quando dice queste parole, il volto del papà di Arianna si illumina.
«E se contattassimo Marco Vivaldi?» «Ma certo! Ottima idea! Telefoniamogli subito!» esclama entusiasta la mamma. Mega e Bit intanto, si guardano perplessi, e anche Arianna scambia con loro un’occhiata confusa: a giudicare dalla sua faccia, nemmeno lei sa chi sia questo Marco.
«È un amico del papà, andavano a scuola insieme. Ora fa il veterinario e si occupa proprio di animali cosiddetti “da cortile”, come mucche e maiali» spiega la signora quando vede le loro espressioni. «Forse potremmo farci aiutare a capire come presentare dei documenti che dimostrino che i maiali dei santuario non rappresentano un pericolo, e che è sicuro per tutti che continuino a vivere qui indisturbati. Così, li potremmo salvare».
Poco dopo, hanno già contattato il veterinario, che fortunatamente è libero e li aspetta subito nel suo studio. Hanno anche informato il signor Giovanni: lui rimarrà lì per controllare l’operato degli agenti con gli altri volontari. Non vuole lasciare da soli gli animali in questo momento, dice, ma pensa che la loro sia un’ottima idea. Nei suoi occhi brilla ancora la paura, ma anche una luce diversa, di speranza e coraggio. «Avanti, presto! Andiamo!» esclama Arianna correndo a perdifiato verso la loro macchina. I suoi genitori le sono subito dietro. Mega e Bit li seguono.
«Possiamo venire anche noi?» chiedono poi timidamente. La famiglia di Arianna si scambia uno sguardo che dura appena un istante, prima di sorridere e fare segno di sì con la testa.
Il dottor Vivaldi è stato molto disponibile quando sono arrivati in studio. Ha spiegato loro che aveva seguito il caso del santuario tramite le notizie sui giornali e che aveva già raccolto e cercato documentazione su altri casi simili.
«Vedete, il virus della PSA, la peste suina africana, è molto resistente e ultimamente si sta diffondendo parecchio, ma una cosa certa è che non trasmissibile né all’uomo né a quelli che abitualmente chiamiamo animali domestici, come cani e gatti. Gli unici a poter prendere questa malattia sono i maiali e i loro cugini “selvatici”, i cinghiali».
«Ma cosa c’entrano con la diffusione della malattia nei santuari?» chiede Arianna. «Beh, a volte i cinghiali prendono la malattia perché si nutrono di spazzatura, scarti di cucina abbandonati dall’uomo, per esempio nelle discariche. Il virus è contenuto negli scarti di carne e insaccati, e sopravvive anche molto tempo dopo che sono stati buttati. In alcuni casi i cinghiali poi si avvicinano ai maiali che si trovano in campagna, sia negli allevamenti che nei santuari, e li contagiano. Oppure, ancora, il virus è contenuto negli alimenti che vengono dati ai maiali negli allevamenti: anche questi talvolta contengono scarti animali, anche se non dovrebbero. Oppure il virus può essere portato dall’uomo negli allevamenti e nei santuari: viene facilmente trasmesso attraverso il terriccio rimasto sotto le suole delle scarpe che da un luogo dove è presente un focolaio di peste può essere trasportato fino a un luogo dove invece non ci sono ancora stati contagi».
«E così la malattia può arrivare sia in un posto come il santuario che negli allevamenti, questo l’ho capito. Ma non è contagioso per l’uomo, quindi perché la legge dice che bisogna uccidere i maialini malati? Non si possono curare?»
«La legge non si limita a dire questo: afferma addirittura che vanno uccisi tutti gli animali che si trovano entrotre chilometri da un focolaio di peste suina, per evitare ulteriori contagi. Il virus, infatti, rimane a lungo nella carne anche dopo la morte dell’animale: proprio per questo motivo gli allevatori hanno paura: se il virus si diffondesse, perderebbero molti soldi, perché non potrebbero vendere la carne dei maiali malati. Ma questa strategia in realtà non funziona: il problema maggiore che causa una diffusione così ampia del virus è proprio la condizione degli animali negli allevamenti intensivi»
«Dove vivono uno attaccato all’altro, senza un briciolino di spazio per respirare: un ambiente perfetto per il virus» commenta Bit. «Proprio così! Sveglio il vostro amico» dice il dottor Marco divertito, mentre le guance di Bit diventano tutte rosse e lui cerca di nascondere un sorriso soddisfatto e compiaciuto. «Gli animali negli allevamenti industriali sono rinchiusi, è più difficile che entrino in contatto con i cinghiali, ma vengono spesso spostati da un allevamento all’altro e così è l’uomo a portare la malattia, che nel sovraffollamento trova le condizioni perfette per svilupparsi». «Mentre nel santuario il rischio non c’è: tutti gli animali vivono in spazi liberi e aperti, quindi i maialini malati sono stati subito messi in quarantena, per impedire che la malattia si diffondesse, e sono stati chiamati immediatamente i veterinari per curarli». «Esatto. Ma la cosa più importante, quella su cui dobbiamo fare leva, è proprio quello che viene detto lo status legale del santuario: a marzo del 2023 una legge ha stabilito che i santuari non sono allevamenti ma fanno parte della cosiddetta Sinac, l’anagrafe degli animali da compagnia. Sono quindi considerati come rifugi permanenti per animali salvati dalle industrie, animali liberi».
«Quindi le regole di abbattimento che valgono per gli allevamenti non possono valere anche qui!» esclama trionfante Mega. «Esatto, almeno in teoria. Purtroppo non sempre questa distinzione viene rispettata: sapete per esempio, immagino, cosa è successo al rifugio Cuori liberi». Un silenzio triste si diffonde nello studio, tutti guardano a terra. «Ma non perdiamoci d’animo! Dobbiamo raccogliere più documenti possibili per presentare un ricorso. Aiuteremo tutti il signor Giovanni e i volontari del rifugio come loro» dice il papà di Arianna, guardando verso Mega e Bit. «E proteggeremo gli animali in ogni modo!». Gli amici concordano tutti, compreso il dottor Vivaldi, e si mettono subito al lavoro.
Mega e Bit non ci possono credere. Quando è arrivata la comunicazione al santuario, che diceva che il ricorso non era stato accettato, sono rimasti bloccati immobili a guardarsi, senza parole. Il signor Giovanni ha cominciato a piangere e presto anche loro non hanno potuto impedire alle lacrime di scivolare lungo le guance e cadere a terra. Alcuni giorni dopo, quando la polizia e i veterinari della regione sono arrivati al rifugio per la loro terribile missione, erano in tanti a cercare di opporsi. I volontari hanno urlato, bloccato con i loro corpi l’ingresso al santuario per impedire quell’ingiustizia tremenda. Ma non è servito a nulla. Mega era fra i volontari più decisi, ha cercato in tutti i modi di impedire che entrassero, ma è stata gettata a terra e trascinata via. Molte altre persone sono state trattate violentemente nello stesso modo e hanno ancora adesso i lividi di quegli urti e quelle percosse. Anche Arianna e la sua famiglia erano lì. I genitori hanno portato in salvo la bambina appena in tempo, prima dell’intervento degli agenti. Anche se protestavano pacificamente, li hanno trattati come veri e propri criminali. Hanno continuato ad agire come se il santuario fosse solo uno dei tanti, orribili, allevamenti intensivi, come se i suoi abitanti fossero animali da sfruttare e non individui liberi, che la legge stessa riconosceva come tali. Dopo, purtroppo, la polizia si è diretta verso i loro amici maialini.
Per diversi giorni nessuno ha avuto la forza di fare qualcosa. Hanno soltanto pianto, lacrime di tristezza e di rabbia per il destino tremendo di Speck e Lady. Poi, un giorno in cui erano tutti riuniti nell’ufficio del signor Giovanni, Bit ha parlato con decisione.
«Dobbiamo fare in modo che tutto questo dolore non sia inutile» ha detto, con la voce che gli tremava un pochino. Mega continuava a piangere, senza sapere come smettere.
«E come?» ha chiesto.
«Studieremo tutti i documenti e i casi possibili, faremo un altro ricorso al tribunale per dimostrare che la decisione è stata ingiusta e che i poliziotti si sono comportati in modo violento con noi volontari. Quello che è successo qui non deve accadere mai più. Se c’è una legge che dice che i santuari possono esistere come luoghi dove gli animali non sono considerati materiale da allevamento, ma animali da compagnia, non ha alcun senso che nel caso di malattie come la peste il protocollo sanitario sia lo stesso. Non devono essere più trattati come se fossero allevamenti, e il rifugio deve essere risarcito per i danni che ha subito e per le violenze che i volontari sono stati costretti a subire».
Mega tira su con il naso. La tristezza è ancora grande, ma nei suoi occhi si è accesa la solita luce battagliera. Sì, pensa: questa situazione deve servire da esempio, perché una cosa tanto orrenda non debba accadere mai più. Con uno sguardo vede che la stessa luce si è accesa negli occhi di tutti i volontari. Non si arrenderanno finché non ce l’avranno fatta.
«Bit, siamo pronti. Ti aiuteremo tutti. Dicci cosa dobbiamo fare».
Bit sorride.
«Ho già pronto un elenco di documenti che dovete cercare».
Nei giorni successivi, hanno lavorato senza sosta, giorno e notte. Bit ha letto un sacco di libri, di sentenze di tribunali e di documenti, e man mano ha preso appunti e raccolto tutto il materiale in un grande raccoglitore. Alcuni avvocati, amici del rifugio, hanno preso a cuore la situazione e li hanno aiutati nel lavoro. Alla fine, tutte le prove e i documenti sono stati spediti al tribunale.
«Ora non ci resta che aspettare» ha detto Bit con un sospiro, stropicciandosi gli occhi stanchi con le nocche delle mani.
Qualche mese più tardi, Mega e Bit sono al santuario e stanno portando da mangiare a Speck e Lady secondi nell’ampia stalla dove ora vivono. Sono stati chiamati così in onore e in ricordo dei loro predecessori, perché al rifugio nessuno si dimentichi mai di loro. I due maialini li accolgono scodinzolando. All’improvviso, il signor Giovanni fa irruzione nella stalla, facendo sbattere forte la porta per l’entusiasmo. Mega fa un salto altissimo di spavento. «Cosa succede? La polizia di nuovo? Se pensano di entrare e far male anche a questi maialini, io…»
«No, no, tutto il contrario!» li rassicura il signor Giovanni. Ha un sorriso enorme, che va da un orecchio all’altro, e sembra riuscire appena a trattenersi dal saltare di gioia. «Tutto il lavoro che abbiamo fatto ha funzionato! La comunicazione del tribunale è appena arrivata: il nostro ricorso è stato accolto!». Mega e Bit non ci possono credere: anche se nel mondo ci sono tante cose brutte e difficoltà, pensano, a volte esiste davvero un lieto fine. La morte di Speck e di Lady è servita a qualcosa, a fare in modo che nei santuari non possa mai più accadere una simile violenza. E anche se quello che è successo fa ancora molto male, finalmente, dopo tanta tristezza, hanno qualcosa da festeggiare. Si mettono a saltare e gridare e il signor Giovanni, che fino a quel momento ha cercato di mantenere la calma, scoppia a ridere e si mette a saltare insieme a loro. Poi, ansimando, dice: «Scusate, ora devo scappare! Devo avvisare tutti, tutti i volontari e i sostenitori del santuario! Stasera faremo una grande festa!». Poi corre via saltellando. Mega e Bit si guardano e non possono fare a meno di scoppiare a ridere a loro volta. La missione sembra essere conclusa, ma non prima della grande festa. Anche gli agenti segreti hanno il diritto di divertirsi, ogni tanto.
Più tardi, alla festa, ci sono proprio tutti: i volontari del rifugio, le persone che hanno preso parte alle manifestazioni, il dottor Vivaldi, gli avvocati che hanno aiutato a compilare il materiale per il ricorso, tutti i bambini della classe di Arianna e le sue maestre. E ovviamente, Arianna e la sua famiglia. All’ingresso hanno allestito un grande tavolo pieno di leccornie, chiaramente tutte vegane: c’è un’enorme pentola di pasta al sugo, fatto con i pomodori dell’orto; teglie di focaccia e pizza rossa; hummus di ceci, patate al forno (le preferite di Mega); torte salate; pane e grissini a volontà; verdura e frutta fresca; muffin al cioccolato e un’enorme crostata di marmellata con la scritta: «Vittoria!» . La mucca Matilda sporge curiosa il muso dalla finestra, aspettando che qualcuno le sporga una bella carota. Rita la capretta saltella intorno alle persone alla ricerca di carezze e attenzioni. Ma Mega, Bit e Arianna, questa sera, hanno occhi solo per i nuovi Lady e Speck e tutti gli altri maialini, che ora gironzolano liberi nel cortile e che non potranno più essere uccisi impunemente. «Sapete, ho preso una decisione importante» afferma solennemente la bambina. I due alieni la guardano con attenzione. «Quando sarò grande, studierò all’università per diventare una veterinaria. E poi, mi occuperò di aiutare tutti gli animali: mi prenderò cura dei loro diritti e aiuterò le persone a capire perché mangiarli è sbagliato!»
«Ci sembra un gran bel programma» commentano Mega e Bit. Sì: Arianna diventerà senza alcun dubbio una veterinaria bravissima, e il santuario continuerà a vivere in armonia anche grazie a lei e al suo lavoro, in futuro. Ne sono certi. I due amici corrono felici insieme ad Arianna per il cortile, fra i maialini che emozionati saltano e giocano insieme a loro. Ormai è tempo di tornare alla base, ma non prima di aver cantato ancora una canzone a perdifiato, festeggiando insieme a tutti gli animali. A volte, capitano delle belle vittorie ed è molto, molto importante godersele per bene.
Attività
La missione di Mega e Bit a Parma termina qui. Tu hai capito quanti effetti negativi hanno gli allevamenti intensivi sull’ambiente e sugli animali? Scoprilo facendo il quiz!