Megabit

Cervelli plurali

Puntata 5. La classe di tutti

Mega e Bit escono dall’aula e si fermano sulla porta, davanti a loro scorre il mare di bambini eccitati che si preparano per la ricreazione. Con i Wikiocchiali ancora attivi, i due alieni incrociano lo sguardo di bambini e bambine, entrando nei loro panni per pochi secondi. Alcuni di loro sono super felici per il momento che li aspetta, altri sono in difficoltà per le troppe voci e troppi rumori che si accumulano, alcuni stanno già pensando al fatto che dopo quei venti minuti dovranno rientrare in classe e alla fatica che faranno.

«Forza ragazzi, andiamo in cortile!» dice Luna interrompendo il flusso e facendo loro segno di seguirla. 

Un’ondata di giacchette colorate, gridolini e risate si riversa fuori dalla porta d’ingresso. Finalmente possono correre e giocare!

«Aaaaah quanto mi piace questo momento!» dice Mega saltellando. 

«La ricreazione è il momento della scuola preferito da tutti» ridacchia Luna.

«A me è piaciuto moltissimo stare in classe a dire il vero! La presentazione di Luca è stata molto interessante» controbatte Bit. 

«Pff… il solito guastafeste…» dice Mega, alzando gli occhi al cielo: «Però è vero che Luca è stato molto bravo».

«Ricordate della giornata dedicata alla sensibilizzazione sulle neurodivergenze? Beh, alcune cose che ci hanno spiegato le maestre ci hanno aiutato a capire meglio Luca. A volte ci penso e sono triste per lui, perché deve essere molto difficile stare in classe, soprattutto quando non si sente molto bene, per esempio quando c’è molto rumore e si tappa fortissimo le orecchie e quasi piange per il fastidio» commenta Luna. 

«Sì, per quello che abbiamo visto di lui, a volte è davvero complicato gestire la situazione. Così come per Marta, Miriam e un sacco di altri bambini a scuola», risponde Mega, ripensando a quello che hanno provato usando i Wikiocchiali con i compagni di classe di Luna e con gli altri bambini poco prima della ricreazione: «Sarebbe bello che tutti si potessero sentire a loro agio a scuola o, almeno, avere qualcosa che li aiuti a stare meglio nei momenti difficili». 

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RIVERSA
invade lo spazio, un luogo

«Mi ricordo che quando avevamo fatto le prime ricerche sulle neurodivergenze, dopo che Luna ce ne aveva parlato, avevo visto che in alcuni Paesi del Nord Europa, proprio come la Svezia, molte scuole avevano creato delle aule scolastiche che si adattavano alle esigenze di tutti i bambini. Per esempio, le pareti avevano colori tenui e c’erano angoli con un tappeto e dei cuscini per potersi tranquillizzare in momenti di alto stress» dice Bit. 

«Che bello! Anche io vorrei una classe così!» esclama Luna. 

«E perché non farlo? Potremmo proporlo alla maestra!» suggerisce Mega: «Potremmo dirle che ci hai parlato della giornata delle neurodivergenze e che poi, venendo qui, abbiamo pensato a quanto sono diverse le nostre classi in Svezia. Potremmo proporle di pensare tutti insieme a un’aula più inclusiva!» conclude entusiasta. 

«Mega, che bella idea!» le dice Bit.

«Sempre questo tono sorpreso» ridacchia Mega. 

Bit arrossisce: «Mmh.. mmhh… beh no, lo so che hai sempre buone idee, non sono sorpreso».

«Ma sì, ti prendo in giro, sciocchino!» risponde Mega dandogli una spintarella. 

Luna ride, vedendo i due amici pizzicarsi così e pensando che siano proprio buffi: «Comunque a me sembra una bella idea! Propongo di andare già a parlare con la maestra, che ne dite?».

«Sì, andiamo!» dicono i due alieni in coro. 

I tre amici attraversano il cortile, avvicinandosi alla maestra di Luna, che chiacchiera con un’altra insegnante, senza perdere di vista i suoi alunni. 

«Ciao ragazzi! Allora, come va questa giornata nella nostra scuola?» chiede la maestra, prima di rivolgersi alla collega per presentarli: «Loro sono i cugini di Luna, sono in visita dalla Svezia». 

«Ah che bello! Come vi sembra la nostra scuola? È tanto diversa dalla vostra?» 

«Siamo qui proprio per parlare di questo!» esclama Luna, prima che Mega e Bit possano rispondere. 

«Sì, Luna ci ha parlato della giornata sulla sensibilizzazione alle neurodivergenze e, dopo oggi, ci siamo resi conto che le nostre aule in Svezia sono molto diverse e create facendo attenzione a questo tema. Per esempio, abbiamo l’angolo della calma, per permettere a chi è in un momento di difficoltà di riprendersi» inizia Bit.

«Così abbiamo pensato con Luna che sarebbe bello creare insieme una classe adatta a tutti anche qui» conclude Mega. 

Le due maestre si guardano stupite e sorridono all’idea. 

«Effettivamente è una bellissima idea e potremmo proporla come laboratorio per la seconda parte della giornata, sfruttando la presenza di Melissa e Bit che ci possono suggerire alcune cose che funzionano nella loro scuola» risponde la maestra di Luna. 

«E magari un altro giorno potremmo farlo nella mia classe» aggiunge la collega, entusiasta per la proposta. 

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TENUI
Leggeri, deboli, poco visibili
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STRESS
ansia, agitazione
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INCLUSIVA

che accoglie le necessità
di ciascuno

Al suono della campanella, le insegnanti presenti in giardino iniziano a richiamare i propri alunni per tornare in aula. 

Mega, Luna e Bit sono eccitatissimi per il rientro e per la proposta che la maestra farà ai compagni e sono i primi a fiondarsi dentro. 

Quando tutti sono seduti ai propri posti, la maestra inizia a presentare l’idea: «Allora, ricordate che qualche giorno fa abbiamo parlato di neurodivergenze e capito come non si tratti di malattie, ma di maniere diverse di pensare, e che a volte è molto difficile stare in un ambiente in cui è tutto fatto per persone neurotipiche?».

«Sìììì» rispondono tutti in coro.

«Bene, i nostri ospiti mi hanno fatto notare che le aule della loro scuola in Svezia sono progettate in modo che tutti i bambini, proprio tutti, si sentano a loro agio e abbiano gli strumenti per gestire momenti difficili. Così, abbiamo pensato che, con il loro aiuto, potremmo pensare tutti insieme a come trasformare questo nostro spazio e far sì che vada bene anche per le persone neurodivergenti. Che ve ne pare?» 

«Belloooo», «Sììì» le voci entusiaste dei bambini si mischiano e sovrappongono, fino a quando una domanda sovrasta le altre: «E come facciamo?». 

«Ragazzi, tranquilli, adesso vi dico cos’ho pensato: Melissa e Bit potrebbero farci alcuni esempi di come è strutturata la loro classe e poi potremmo ascoltare il parere di ognuno su cosa pensa sia utile per creare uno spazio inclusivo». La maestra invita Mega e Bit alla cattedra e Bit inizia a elencare alcune delle caratteristiche delle aule che ha visto durante le sue ricerche online: «Beh, per prima cosa noi abbiamo diversi tipi di banchi: sono molto più grandi e intorno si siedono diversi bambini. Spesso ce n’è uno un po’ più alto dove si può fare tutto stando in piedi. In un angolo della classe abbiamo una zona con un tappeto, dei cuscini e delle cuffie antirumore dove poterci tranquillizzare quando ci sentiamo troppo a disagio per i rumori e le cose che succedono intorno a noi. Abbiamo dei mobili in legno, che ricordano l’aperto e i boschi, ambienti che danno serenità. Tutte le scritte sono in maiuscolo o in stampatello ma sempre con lo stesso carattere». 

«Maestra, anche io voglio il banco in cui a volte posso stare in piedi!» interrompe Miriam. 

«Purtroppo quello lo dovremmo chiedere al dirigente, ma nel frattempo perché non pensiamo se tra i suggerimenti di Bit, c’è qualcosa che già potremmo fare ora?».

«Beh, potremmo costruire dei tavoli grandi unendo i nostri piccoli» suggerisce un bambino. 

«Questa è un’ottima idea, Marco! Che altro?».

«Possiamo fare l’angolo tranquillo, maestra: io posso chiedere alla mamma se posso portare da casa dei cuscini e un tappeto» propone una bambina. 

«Sì, anche io posso chiedere!» aggiunge un’altra. 

«Io posso portare le mie cuffie che cancellano il rumore, a casa ne ho due o tre paia» dice timidamente Luca. 

«Ottimo Luca! Così potresti averne sempre un paio qui!» 

«Per ricordare l’esterno forse potremmo dipingere un albero su un grande cartellone e metterlo vicino alla zona tranquilla» dice Luna. 

«A me aiuterebbe molto avere le scritte in maiuscolo o in stampatello, ma sempre con lo stesso carattere. Mi confonde molto avere le parole scritte in maniera diversa». 

«Grazie per il suggerimento, Marta, ci faremo tutti più attenzione» le dice dolcemente la maestra, prima di concludere: «Mi sembra che abbiate avuto tutti delle buone idee e se vi viene in mente altro potremmo lavorarci ancora. Che ne dite se per oggi proviamo a creare una nuova disposizione dei banchi?».  

Tutti si alzano e iniziano a spostare le sedie alle pareti e poi i banchi, poi di nuovo, poi ancora una volta. Tutto e tutti sono in movimento, con lo scopo di creare un ambiente nuovo, che possa accogliere chiunque. Nell’aria c’è una sorta di energia, un entusiasmo creativo, quello tipico di ogni novità. 

Mega e Bit sono impegnati con tutti gli altri, quando per un momento i loro sguardi si incrociano, si fermano e sorridono annuendo, sapendo di aver portato a termine la loro missione nel migliore dei modi. 

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NEUROTIPICHE
Che hanno un cervello
che funziona come la maggior
parte delle persone

Attività

Con l’aiuto di Mega e Bit, la classe di Luna è diventata un posto dove tutti si sentono a loro agio. E tu? Cosa vorresti avere nella tua classe per sentirti bene? Disegnalo!