Megabit

Cervelli plurali

Puntata 1. A lezione di neurodivergenza

Bit sta continuando il lavoro di catalogazione dei casi precedenti, aggiunge note, attacca post-it, apre cartelline: ogni colore corrisponde a un dato, facilmente leggibile grazie a una legenda creata da lui stesso e di cui va estremamente fiero. È pronto ad archiviare i documenti dell’ultimo caso, quando uno strano odore raggiunge i suoi ipersviluppati sensi alieni. Alza la testa verso l’alto e inizia ad annusare l’aria. È odore di bruciato! E viene proprio dalla stanza accanto! 

Bit corre verso la cucina, spalancando la porta e gridando: «Mega! Cosa succede? Cos’è questa puzza? Stai bene?»

Dalla nebbia davanti al forno sbuca Mega con un enorme vassoio tra le mani, la faccia tutta sporca di fuliggine e farina sparsa per tutto il corpo.

«Tutto benone! Ho fatto i biscotti! Si sono un po’ bruciati, ma sono comunque buonissimi!» esclama trionfante.

«Biscotti? Festeggiamo qualcosa?» chiede Bit sapendo che Mega si mette all’opera solo per occasioni importanti.

«Ma come? Non ricordi? Abbiamo invitato Luna per una merenda! Dovrebbe arrivare a minuti».

«Giusto!» conferma Bit. Da qualche ora si lambiccava il cervello, sicuro di avere in programma un impegno per quel pomeriggio, ma proprio non si ricordava quale fosse. «Ero giusto venuto a mettere sul fuoco il bollitore con l’acqua per il tè» continua, cercando di mascherare la sua dimenticanza con l’amica.

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CATALOGAZIONE
Fare un elenco di qualcosa

«HELLOOOO C’È QUALCUNO QUI?» si sente gridare allegramente dalla porta della base. 

«LUNA! Vieni, siamo in cucina!» la invita Mega appoggiando la teglia di biscotti sul tavolo. 

La ragazzina entra di corsa e va subito ad abbracciare gli alieni. Mentre Luna e Mega si siedono al tavolo, Bit va a controllare l’acqua e tira fuori la famosa scatola dei tè: un tempo conteneva dei biscotti, ma era troppo bella per essere gettata una volta finiti, quindi è stata riciclata per raccogliere tutte le bustine, polverine e fiori secchi che servono per creare la deliziosa bevanda. 

«L’acqua è quasi pronta: decidete che tè volete intanto!» commenta dirigendosi verso la credenza e tirando fuori tre tazze personalizzate con dei piccoli ritratti, dipinte proprio da loro durante l’estate: «Per le tazze invece, ognuno la sua». 

Dopo aver scelto ciascuno una bustina dal sapore differente e aver chiacchierato del più e del meno, Mega chiede a Luna come stia procedendo la scuola. 

Luna risponde: «Tutto bene, la solita noia, ma alla fine mi diverto. Però oggi è successa una cosa strana: la maestra Silvia ha iniziato a spiegarci le moltiplicazioni, ma quando è andata alla lavagna a scrivere i numeri… Beh… Erano strani».

«Strani?» chiede Bit incuriosito, pensando che i numeri sono numeri, non possono avere qualcosa di strano. 

«Beh non strani strani, però erano piccoli, o meglio, piccolissimi. Nessuno riusciva a leggere, neanche avvicinandosi alla lavagna. Normalmente la maestra scrive abbastanza grande, in modo che tutti possano vedere, anche Elena che porta gli occhiali. E pensate: quando le abbiamo chiesto di scrivere più grande o di spiegarci cosa succedeva, ha fatto finta di niente e ha continuato con la spiegazione!».

«Mi pare più strano questo. Da quello che racconti la maestra Silvia di solito è molto attenta alle esigenze di tutti» commenta Mega pensierosa. 

«Esatto! Ma non è finita qui! Dopo di lei è arrivata la maestra Giusi, che ci insegna italiano, e ha iniziato a parlare in una lingua che nessuno di noi aveva mai sentito prima. Ha continuato così per un po’ e alla fine ci ha detto che parlava in francese!».

«In francese?».

«Sì! Noi abbiamo tutti pensato che fossero impazzite. Il mio amico Giovanni ha detto che forse avevano mangiato un risotto con i funghi velenosi. Alla fine non era vero, perché sono tornate in classe insieme all’ultima ora e ci hanno spiegato tutto» farfuglia Luna mentre mastica un biscotto. 

«E quindi alla fine cos’era?» chiede Bit impaziente. 

Luna guarda i due alieni e si accorge che il racconto li ha coinvolti più di quanto pensasse e ora sono curiosissimi di sapere come finisce. Scoppia a ridere: «Tranquilli, adesso vi racconto» dice, infilandosi un altro biscotto in bocca. «Ci hanno detto che era la giornata scelta dalla scuola per sensibilizzare sulle neurodivergenze e che volevano fare in modo che tutti i bambini si sentissero come a volte si sentono le persone il cui cervello funziona in maniera diversa da quella neurotipica». 

«Neuro che?» chiede Mega confusa. 

«Neurotipica, ossia quando il cervello di una persona funziona in maniera differente da quello considerato normale».

«Ah, una malattia del cervello quindi» conclude frettolosamente Bit. 

«No! Le maestre ci hanno detto che non è una malattia, ma semplicemente un funzionamento diverso della mente. È come se un cervello avesse una lente colorata davanti: è sempre un cervello, ma vede le cose in maniera diversa da come le vedrebbe uno senza lente. Per esempio, nella mia classe c’è un bambino autistico e l’autismo è una neurodivergenza. Non è malato di autismo, ragiona solo in maniera diversa da come faccio io». 

«Mmh ancora non mi è molto chiaro, ma grazie per le informazioni, Luna, farò ulteriori ricerche sul tema. In ogni caso, mi sembra molto bello che ne parliate in classe».

«Concordo!» afferma con energia Mega. 

Dopo che Luna se n’è andata, Mega e Bit continuano a parlare di neurodivergenze: come agenti speciali che aiutano i bambini della Terra devono essere sempre aggiornati su quali possono essere i loro problemi e le loro caratteristiche. Per questo decidono di fare alcune ricerche sui loro avanzati motori, ma ciò che trovano è sostanzialmente ciò che ha spiegato loro l’amica e poco più. Scoprono che esistono tanti modi diversi di essere e di pensare. 

Così tanti che hanno dovuto fare uno schema:

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SENSIBILIZZARE

Far comprendere
l'importanza di qualcosa

La lista è lunghissima e sinceramente fanno molta fatica a capire di cosa si tratti realmente. Vorrebbero davvero comprendere com’è vivere e vedere il mondo con il cervello di queste persone. 

«EUREKA! Noi un modo per vedere il mondo stando nei panni di qualcun altro lo abbiamo!» grida Bit, saltando in piedi con un braccio alzato. 

«E chi sarebbe questo Eureka? Un tuo amico? E soprattutto, in che modo ci potrebbe aiutare?» chiede Mega. 

«Ma va sciocca, “Eureka” è un modo di dire quando qualcuno ha avuto un’idea vincente. Ad aiutarci saranno i Wikiocchiali!» le spiega Bit, tirando fuori dal cassetto dei loro accessori magici due paia di occhiali che, come recita il libretto di istruzioni, «ti faranno vedere il mondo con gli occhi di chi vuoi: ti basterà indossarli e rivolgere lo sguardo verso la persona di cui vorresti prendere i panni». I Wikiocchiali sono un oggetto ghaliano molto speciale, con diverse opzioni di funzionamento: non solo ti fanno entrare nei panni di qualcuno, ma ti danno anche la possibilità di farlo in un momento del passato recente. Infatti, sulla stanghetta destra hanno un primo bottone per l’attivazione in modalità presente e un secondo per la modalità passato, permettendo di indossare i panni altrui fino a 5 ore prima del momento presente.   

«Geniale!» esclama Mega, alzandosi in piedi a sua volta: «Com’è che era? EUREKA!» grida alzando il braccio sinistro in alto. 
«Pff, non si usa così, ma va bene, alla fine ciò che importa è che abbiamo un piano». 
«Beh, un piano reale non lo abbiamo, sappiamo solo come metterci nei panni di qualcun altro, ma non sappiamo né dove trovare persone neurodivergenti, né come entrarci in contatto». 
«Giusto…».

I due si siedono nuovamente per terra e continuano a pensare. 

«ERIKA!» grida a un tratto Mega saltando in alto. 
«Eureka, si dice Eureka» le ripete Bit, scuotendo il capo. 
«È lo stesso, Erika, Eureka, alla fine ciò che importa è che ho avuto una grande idea».
«Forza, sentiamo». 
«Luna ha detto che nella sua scuola ci sono dei bambini neurodivergenti, no? E noi abbiamo tutti i contatti della scuola di Luna nel database, dopo la missione all’hotspot di Lampedusa, giusto? Quindi ho pensato: indirizziamo tutte le ricezioni di richieste di aiuto solo sulla scuola di Luna, vediamo se ce n’è qualcuna legata al tema delle neurodivergenze e in quel caso possiamo travestirci da bambini, indossare gli occhiali e con l’aiuto di Luna entrare a scuola» Mega guarda Bit, che pensa in silenzio. «Insomma, che te ne pare?» gli chiede impaziente. 

«Onestamente mi sembra un ottimo piano, brava Mega! Faremo proprio così».

«URRÀ! EUREKA!» Grida Mega tutta felice, prendendo Bit per le braccia e coinvolgendolo in un girotondo, mentre lui continua a scuotere la testa in segno di arrendevolezza, pensando che Mega è tutta matta, ma che alla fine ha sempre delle buone idee. 

I due amici chiedono aiuto a Bling per i procedimenti tecnici. Solo selezionando la scuola, risultano diverse richieste di aiuto, alcune legate al rapporto coi compagni, altre a quello con gli insegnanti, altre ancora a quello con i genitori. Il sistema operativo continua a scremare le richieste, secondo i filtri applicati da Bling fino a individuare tre richieste di aiuto principali provenienti dalla classe di Luna: Marta, una bambina con dislessia e disortografia, disperata perché da grande vorrebbe fare la scrittrice, ma non sa se ci riuscirà mai;  Luca, un bambino nello spettro dell’autismo, che litiga spesso con i compagni ed è sempre frustrato perché nessuno lo capisce davvero; Miriam, una bambina con ADHD, incolpata sempre di essere distratta e di non portare avanti le cose nel modo corretto perché poco volenterosa. 

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RICEZIONI
Messaggi ricevuti
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ARRENDEVOLEZZA
Arrendersi di fronte
a un evento accaduto