Migrazioni

Puntata 1: Luna

GLOSSARIO

Leggendo il testo potresti trovare delle parole che non conosci, troverai la spiegazione cliccando sulla parola a destra della pagina

I quattro amici hanno ancora le mani intrecciate quando si sente qualcuno gridare: «TERRAAAAA!». Sobbalzano e sulla nave inizia a diffondersi un frastuono assordante. La parola riecheggia a bordo in diverse lingue e molti iniziano a guardarsi intorno, cercando il \\\\\punto in cui uno scorcio di costa compare tra il mare e il cielo. 

Aicha corre a stringere il figlio in un abbraccio, mentre Rim scruta con gli occhi luminosi la direzione indicata da tutti: finalmente comincia a intravedere qualcosa. 

Mega e Bit si guardano felici: hanno portato a compimento la loro missione, hanno accompagnato Oumar e Rim in un posto sicuro, dove ora saranno accolti e qualcuno avrà cura di loro. La voce della capitana annuncia: «A breve attraccheremo al molo Favaloro, lì l’equipaggio vi aiuterà a scendere dalla barca e le forze dell’ordine vi guideranno ai passaggi successivi per l’ingresso in Italia. Vi auguro il meglio!». 

Rim tiene con forza la mano di Oumar. Ha paura di dover affrontare tutto questo da sola, ma lui, ancora stretto tra le braccia della madre, la guarda e le dice serio: «Tu vieni con noi. Non ti lasciamo sola». Stupita dal tono risoluto di suo figlio , la mamma si gira. Vedendo gli occhi spaventati della ragazzina, le sorride dolcemente: «Io sono Aicha» si presenta. Strofinando affettuosamente la mano sui capelli di Oumar, continua: «E come ha detto questa testolina saggia, non ti lasciamo sola. Finché potremo stare insieme, lo faremo». Rim, rassicurata, sorride e sussurra: «Grazie».

In quel momento, un membro dell’equipaggio si avvicina per dare indicazioni su come sbarcare nel modo più ordinato possibile e i tre vengono spintonati da un gruppo di persone che cerca di raggiungere la via d’uscita. Accortasi di essere stata allontanata da Mega e Bit, Rim si gira e scorgendoli al fondo dell’imbarcazione si sbraccia e grida verso di loro: «Joseph! Amina! Siamo qui! Venite!». 

Mega, vedendo le braccia agitate della bambina e sentendo il suo invito, risponde: «Ci vediamo giù!». 

 

I due alieni fino a quel momento si sono tenuti in disparte, lontani dalla calca che inizia a muoversi sul molo. 

«Appena Rim, Oumar e Aicha scendono dalla nave, ci buttiamo in acqua, tiriamo fuori la barca delle emergenze e torniamo alla base» dice Bit. Mega risponde con un cenno del capo, mentre continua a controllare le operazioni di sbarco. Per un attimo i due guardano i loro nuovi amici che vengono accompagnati dal personale di bordo lungo il ponte e mettono piede sulla terraferma. Da lì arriva un costante vociare confuso, su cui trionfano voci che ordinano in italiano: «DA QUESTA PARTE» e «QUI! IN ORDINE». 

A Mega e Bit sembra un posto tutt’altro che accogliente:

«Bit, ma dove siamo? Dove porteranno ora tutte queste persone?» chiede Mega. 

«Non lo so» risponde pensieroso il compagno. 

Bling, che li ha seguiti dall’alto per tutto il viaggio, si posa sulla spalla dell’alienai Mega: 

«Bzz missione compiuta?» chiede il robottino. 

«Ciao Bling, pare di sì, ma per esserne realmente sicuri dovremmo sapere dove siamo e cosa succederà ora a tutte queste persone. Tu ci puoi aiutare?» dice Mega girandosi verso l’uccellino. 

«Elaborazione dati – bzzz» pronuncia la voce meccanica, muovendo velocemente gli occhi a destra e a sinistra «Molo Favaloro – bzzz – isola di Lampedusa». 

«Lampedusa! Qui vive Luna!» esclama esultante Bit. 

Bling fa un ronzio indispettito: odia essere interrotta senza un buon motivo.

«Scusa Bling, hai ragione. Ti va di andare avanti, per favore?» chiede Bit con tono dispiaciuto.

«Sì, ti prego Bling! Vai avanti» la incita Mega, unendo le mani in segno di preghiera. 

«Bzz – Molo Favaloro, isola di Lampedusa, Sicilia. Distanza da coste siciliane: 205 km. Distanza da costa africana: 113 km – bzz – Una delle principali mete delle rotte dei migranti africani. Arrivo quotidiano di centinaia di persone. Presenza di hotspot, centro di accoglienza temporanea da circa 400 posti». Mega e Bit sono confusi: «Cos’è un hotspot? A cosa serve?» chiede la prima. 

«Bzz – già dato questa informazione».

«Sì, ok è un centro di accoglienza temporanea, ma cosa vuol dire? Cosa fanno?» 

«Pre-identificazione bzz impronte digitali e raccolta nomi per verificare l’identità. Poi divisione tra richiedenti asilo e migranti che andranno nei CPR aspettando il rimpatrio». 

«Rimpatrio? Vuol dire che Oumar e Rim potrebbero essere rimandati nei loro Paesi?» esclama Mega allarmata. 

Sbattendo velocemente le ali e spostandosi sulla spalla di Bit, il robottino risponde: «Chi proviene da un Paese sicuro non ha diritto ad asilo politico, protezione internazionale e permanenza in Italia bzz». 

«Paese sicuro? Ma queste persone stanno tutte lasciando la loro vita nel loro Paese d’origine, proprio per cercare un posto sicuro in cui vivere! Se stanno scappando come possono essere rimandate indietro?» Per tutto il tempo, Bit ha continuato a guardare il gruppo di persone appena sceso dalla nave e guidato dalle forze dell’ordine verso l’hotspot. Sentendo Mega alzare la voce, si riscuote dai suoi pensieri e voltandosi verso l’amica le dice con dolcezza: «Stai tranquilla, faremo di tutto perché Rim, Oumar e Aicha possano avere un luogo in cui sentirsi a casa e protetti». La voce calma e rassicurante di Bit tranquillizza Mega, che facendo un respiro profondo annuisce con la testa. 

«Sai, prima mi stavo chiedendo come potranno stare tutte queste persone in un luogo che può ospitarne circa quattrocento. Solo loro sono almeno cento e da quello che diceva Bling, quasi ogni giorno ne arrivano altrettanti» sussurra Bit. Mega sembra non riuscire a staccare gli occhi dal molo.

Pochi istanti dopo, con voce ferma  esclama: «Bit, noi andremo lì! Andremo nell’hotspot e capiremo come funziona. Aiuteremo i nostri amici. Questa è la nostra missione». 

Bit si volta verso di lei e trova nei suoi occhi una luce, o meglio una fiamma. La disperazione e l’arrendevolezza di prima hanno lasciato il posto ad una nuova determinazione, una forza che la spinge a voler fare in modo che le persone stanche, affamate, silenziose con cui hanno condiviso parte del viaggio possano avere un’accoglienza degna e un futuro luminoso. Questo fuoco che la anima finisce per contagiare e coinvolgere anche Bit, che, alzando le spalle e raddrizzando la schiena, risponde: «Hai ragione. Andiamo!». 

Bit si volta verso Bling: «Grazie Bling, avremo ancora bisogno di te, ma per ora puoi riposare. Hai fatto un lungo viaggio seguendoci dall’alto e sarai stanca». Il robottino alato fa un piccolo inchino rumoroso, apre col becco l’infinizaino e ci sparisce dentro. 

Così i due alieni, facendo attenzione a non essere visti, scendono dalla nave e iniziano a seguire i compagni di viaggio appena sbarcati.

LAMPEDUSA

Isola italiana che fa parte dell'arcipelago
delle isole Pelagie, in Sicilia.
È distante solo 113 km dalla
costa della Tunisia e per questo
è uno dei primi posti dove
arrivano i migranti africani
che raggiungono l’Italia
attraverso il Mar Mediterraneo.

MACCHIA MEDITERRANEA

Un tipo di ambiente tipico delle zone del
Mediterraneo. Il clima con inverni non
troppo freddi ed estati calde e
secche permette la crescita di alberi e
arbusti sempreverdi, con foglie e tronchi
spessi e resistenti. Le piante della macchia
mediterranea più comuni sono: leccio,
quercia da sughero, erica, mirto,
rosmarino, alloro, oleandro, cappero e
pistacchio. 
È la vegetazione perfetta per la
sopravvivenza di insetti, anfibi, rettili,
uccelli e mammiferi.

La ragazzina dai lunghi capelli castani ha gli occhi sbarrati e impauriti e rimane immobile, con la paletta stretta tra le mani, pronta a utilizzarla per difendersi, se necessario.

«Chi siete? Cosa siete?» chiede agitatissima.

«Da dove venite? Perché avete le antenne?» continua. Mega e Bit si stringono le mani nervosamente: sono stati scoperti da un’umana! Come ha trovato la base segreta? Come possono essere stati tanto imprudenti da passeggiare all’aperto senza un travestimento adeguato? Questo potrebbe compromettere la loro missione sulla Terra, la loro esistenza e quella dell’intera Ghalis. Bit, preso dal panico, fissa il vuoto e continua a ripetere a voce bassa lo Statuto di segretezza di Ghalis: «Non rivelare mai la tua identità, non rivelare mai la tua identità, non rivelare mai la tua identità». 
Mega cerca di mantenere la calma. Forse non è tutto perduto.

Incuriosita dalla bambina, si avvicina con cautela.

«Chi sei tu, piuttosto? Da dove vieni? Perché hai una ciocca di capelli viola?». La piccola umana, sempre tenendo accanto a sé la paletta, si avvicina ai due alieni, osserva prima Bit e poi Mega. Sembra essersi resa conto di non essere in pericolo, e ora sul viso ha un’espressione curiosa. 

«Che sta bofonchiando il tuo amico?». Mega strattona amichevolmente il braccio di Bit, che per un momento si riprende, la guarda, ma poi, ricordandosi la situazione, torna a fissare il vuoto sussurrando a ripetizione lo Statuto. La sua amica alza gli occhi al cielo e scuotendo la testa torna a rivolgersi alla ragazzina che ha davanti.          

«Niente. Lascia stare. Regole, nulla di troppo importante. Allora, non vuoi dirmi come ti chiami? Chi sei?». Luna sembra rassicurata dall’aspetto e dall’atteggiamento dei due. Hanno un’aria tenera, e un po’ buffa. Sì, pensa di potersi fidare.

«Mi chiamo Luna, ho 10 anni e abito a Lampedusa, un’isola qui vicino. Mi sono persa mentre cercavo di andare con la mia canoa su una spiaggia un po’ più lontana da casa mia. Ero presa dai miei pensieri e la marea mi ha fatta arrivare qui. Non volevo disturbare. Voglio solo tornare a casa il prima possibile». Mega continua a farle domande una in seguito all’altra.

«Come hai imparato ad andare in canoa? Cosa vuoi fare da grande? Vivi con i tuoi genitori? Ti piace Lampedusa?». Luna scoppia a ridere, divertita da tutto questo interesse per la sua vita. Racconta che ha imparato a nuotare e a usare la canoa l’anno prima, grazie alla sorella maggiore, Marta. Ormai passano poco tempo insieme, ma per un motivo importante: è capitana di una ONG e salva le persone in mare. Per Luna è un’eroina. In famiglia hanno sempre scherzato sul fatto che Marta è il perfetto miscuglio dei genitori: ha ereditato la passione della vita in mare dal padre pescatore, mentre la dedizione e la cura verso chi emigra affrontando il mare vengono dalla madre, che lavora come medico all’hotspot di Lampedusa. Luna, invece, da grande vuole fare la pirata, forse la cantante, o l’astronauta, o l’insegnante, o la nuotatrice. Non lo sa ancora bene, a dirla tutta. Mega fissa la bambina con aria confusa. Fra le tante cose dette da Luna, ci sono delle parole che non ha mai sentito prima. Cos’è una ONG? Cos’è un hotspot? Perché ci sono delle persone che vanno salvate in mare?

In sottofondo Bit continua a sussurrare tra sé, quando, all’improvviso, un rumore fa sussultare tutti e tre. Dalla base arriva il suono ininterrotto di una sirena, un rumore talmente assordante che Luna si tappa le orecchie con le mani e tutti gli uccelli che abitano l’isola si alzano in volo all’unisono creando una nuvola alata nel cielo. Mega e Bit si guardano senza dire nulla. Come succede spesso tra grandi amici, basta un solo scambio di sguardi per trasmettere un messaggio e quello passato tra loro è chiaro: dev’essere successo qualcosa di grave e devono correre subito alla base per capire di cosa si tratta. 

I due, dimenticandosi della loro nuova amica, iniziano a correre così veloce che l’aria scombina loro le antenne e la sabbia si alza alle loro spalle, annebbiando la vista di Luna, che tenta goffamente di seguirli.

BOFONCHIANDO

Brontolare a bassa voce,
sbuffando.

HOTSPOT

Il centro di prima accoglienza
dove i migranti arrivati in Italia,
generalmente via mare, vengono
registrati. In questo centro i migranti
possono compilare la domanda per
ottenere asilo politico, ovvero
la protezione internazionale.
Molti migranti, infatti, fuggono da guerre
o persecuzioni e hanno diritto a essere
accolti in un Paese più sicuro.
Negli hotspot i migranti dovrebbero
anche essere visitati e ricevere le prime
cure mediche, spesso necessarie perché
hanno affrontato un viaggio lungo e
pericoloso.
I migranti che hanno fatto domanda di
asilo vengono poi trasferiti, di solito entro
due giorni, in altri centri di prima
accoglienza in attesa di ottenere una
destinazione definitiva: una città dove
poter ricominciare una nuova vita.
Come nel caso di Lampedusa, però, spesso
gli hotspot non sono sufficienti ad
accogliere i migranti, perché l’Italia non è
abbastanza organizzata. Molti di loro
rimangono negli hotspot anche più di due
giorni, in condizioni difficili.

«Ma è la voce di Marta!» grida Luna. Solo in quell’istante i due agenti ghaliani si rendono conto che la ragazzina li ha seguiti fino all’interno della base. Questo problema lo dovranno risolvere: dopo tutto, un’umana ha scoperto la loro vera identità. Ma al momento, ci sono questioni più urgenti. Devono capire assolutamente cosa significa il messaggio che hanno ascoltato. 

La richiesta di aiuto continua a risuonare per tutta la stanza. Bit, non più intimorito, guarda Luna e le chiede «Chi è Marta?». Evidentemente non ha ascoltato la conversazione tra lei e Mega, troppo preso dalla paura di essere stato scoperto. La sua amica, molto comprensiva, risponde: «È la sorella di Luna, è capitana di una nave di una…OSP? OMT? OLG?» e guarda la bambina in cerca di aiuto. 

«ONG» risponde lei con un sorriso. 

I due, ancora confusi, la osservano. 

«Cosa significa? Tu sai da dove arriva questa richiesta? Cosa sta succedendo nel mare?»

Luna, oltre a essere estremamente curiosa, è molto astuta e capisce di poter usare le informazioni che vogliono i due per scoprire qualcosa in più sulla loro identità, quindi propone uno scambio: «Io vi dico tutto quello che so, ma voi prima mi dovete dire chi siete, da dove venite e che cos’è questo posto» conclude soddisfatta.

Mega e Bit si spostano in un angolo per parlare senza essere sentiti. 

«Cosa facciamo?» inizia Mega. «Se le diciamo tutto, infrangiamo la legge di Ghalis, rischiamo di non poter essere più agenti in missione sulla Terra e che Ghalis venga scoperta, mettendo a rischio tutte le altre missioni nell’universo». 

«Ma se non le diciamo niente, non sapremo mai cosa sta succedendo e infrangeremmo il nostro giuramento di fare qualsiasi cosa per aiutare i bambini e le bambine della Terra» continua Bit. 

Dopo un lungo silenzio Bit aggiunge: «Possiamo spiegarle l’importanza del nostro lavoro, farle vedere alcune delle nostre missioni precedenti per aiutarla a capire che siamo qui per aiutare, ma che è fondamentale che la nostra identità rimanga segreta. E poi ricordi? È già successo sul pianeta XZY-360 che un bambino diventasse alleato segreto di due agenti». 

I due si girano verso la ragazzina, che si guarda intorno. Per poter aiutare chi ha mandato la richiesta, sanno cosa devono fare. 

Tornano da Luna e Mega inizia: 

«Io sono Mega, lui è Bit. Veniamo da un pianeta a forma di asterisco, Ghalis, i cui abitanti sono agenti specializzati nell’aiutare i bambini e le bambine di tutto l’universo» dice Mega.

«Noi due siamo gli agenti assegnati al pianeta Terra e questa è la nostra base segreta, dove arrivano tutte le richieste di aiuto da parte di bambini che vivono sulla Terra» continua Bit.

«È molto importante che nessuno sappia che siamo qui, questo potrebbe rovinare l’intera missione e le missioni di tutti gli agenti di Ghalis. Quindi, per favore, se ti sembra che il nostro lavoro possa essere importante, non dire a nessuno ciò che hai scoperto». 

La ragazzina è entusiasta di conoscere due agenti alieni e promette di mantenere il segreto e di aiutarli in questa missione e in tutte quelle in cui potrebbero aver bisogno di un intervento umano. Potrebbe essere la loro alleata, come un’infiltrata sul campo, no?. Poi, prende un respiro e inizia a spiegare: «Il messaggio viene dalla nave di una ONG. Vuol dire Organizzazione Non Governativa. Ce ne sono tantissime qui nel Mediterraneo e cercano di aiutare in mare i migranti in difficoltà che tentano di raggiungere l’Europa dall’Africa.»

«Perché hanno bisogno di aiuto? Se hanno deciso di attraversare il mare vuol dire che sono capaci di navigare, no?» chiede Bit stupito. 

«Perché magari non ci sono dei veri capitani a bordo quindi le barche fanno naufragio. Le navi cercano di soccorrere le persone che sono finite in acqua e i capitani chiamano la Guardia Costiera, che è tipo una Polizia del mare, per capire dove far sbarcare tutti coloro che sono sopra».

Mega e Bit ora capiscono. Il sistema radio della loro base deve aver intercettato per errore il segnale della trasmissione del messaggio. Se non è una richiesta di aiuto di un bambino o di una bambina, il codice di Ghalis parla chiaro: non possono intervenire. Ma, proprio mentre pensano con dispiacere di non poter far nulla per quella situazione, il grande display in sala comunicazioni si attiva, mostrando loro il viso spento di un bambino su una nave. 

INFILTRATA

Persona che viene inserita in un
gruppo o in una organizzazione
come spia, per ottenere
informazioni segrete.

ORGANIZZAZIONE NON GOVERNATIVA

Organizzazione che non dipende da uno
Stato e si occupa solitamente di attività
umanitarie e sociali, come il soccorso dei
migranti in mare o l’assistenza a persone
fragili e svantaggiate. Viene per lo più
finanziata da donazioni.

MIGRANTE

Persona che si sposta da un posto,
solitamente la città o il Paese dove è nata,
per andare in un altro luogo. I migranti
possono decide di muoversi da un Paese a
un altro per tanti motivi: perché non si
trovano bene in un luogo, per migliorare la
loro vita, per conoscere posti nuovi. Alcuni
anche per scappare da guerre o
persecuzioni.

NAUFRAGIO

Quando una barca o una nave viene
sommersa dall’acqua o non è più in
grado di navigare. Il naufragio può
avvenire se la barca sbatte contro uno
scoglio o un’altra barca, se si rompe il
suo motore o se finisce il carburante. In
caso di naufragio, le persone trasportate
dall’imbarcazione possono trovarsi in
pericolo, perché potrebbero finire in
acqua o rimanere bloccati in alto mare. 

GUARDIA COSTIERA

Il Corpo delle capitanerie di porto è uno
dei sei gruppi che compongono la Marina
Militare italiana e si occupa degli usi civili
del mare. Tra le sue funzioni troviamo: la
protezione delle persone in mare, la
sicurezza della navigazione e del trasporto
via mare e delle attività che si svolgono nei
porti o lungo le coste italiane.

Oumar aveva nove anni quando il padre morì. Ricorda solo dei momenti di quel giorno, che ripercorre nella mente sovrapponendo le immagini. Lui che aiuta la madre nell’orto, quel piccolo spazio di vita che erano riusciti a ricavare alle porte di Conakry; poi il rumore di mille voci; la polvere che si solleva da terra; fiumi di persone che gridano; la madre che gli dice di stare chiuso in casa, e di non aprire per nessun motivo, mentre lei esce fuori per cercare di capire cosa succede. Interminabili silenzi. L’unico rumore, quello del cuore, il cui ritmo Oumar cercava di seguire per farsi compagnia, come gli aveva insegnato la nonna. Poi, finalmente sua madre era rientrata. Era in lacrime ed era corsa ad abbracciarlo stretto. A un certo punto lo aveva allontanato da sé, gli occhi neri cosparsi di lacrime fissi nei suoi. «Oumar, c’è stato un colpo di Stato, significa che delle persone armate hanno cacciato con violenza il nostro Presidente, per sceglierne uno nuovo. Ci sono dei feriti e dei morti. E… uno di questi è tuo padre. Ascolta bene Oumar, d’ora in poi le cose saranno un po’ più difficili per noi e per questo dovremo essere ancora più uniti, ok?» Oumar, con gli occhi pieni di lacrime, aveva continuato a guardare la madre, annuendo.

Esattamente un anno dopo, la mamma gli aveva detto di aver trovato un modo per lasciare la Guinea per sempre.

«Ma ci sarà un viaggio difficile da affrontare e dovrai essere molto coraggioso». Altre immagini, ora, danzano scalpitanti nella testa di Oumar. Lui e la madre seduti al tavolo della cucina davanti ad una mappa; lei che gli spiega che dovranno attraversare il Mali e l’Algeria, per arrivare in Tunisia, da dove partono le barche per raggiungere l’Europa. I documenti falsi per attraversare il confine del Mali. 

«Perché ci serve un finto passaporto?» aveva chiesto Oumar. 

«Perché quando si va in altri Paesi serve sul passaporto un permesso speciale per poter viaggiare. Ci vuole molto tempo per ottenerlo e non sempre a noi lo danno. Non possiamo rischiare, dobbiamo andare subito». Poi il viaggio lungo ed estenuante attraverso il deserto; le notti passate al freddo accovacciato contro la madre; il silenzio delle persone intorno a lui, a cui restavano appena le forze per respirare; i piedi piagati; le lacrime silenziose della mamma. E finalmente, la costa della Tunisia. Aspettavano la nave che li avrebbe portati in Italia, ma davanti a loro c’era solo un peschereccio troppo piccolo per poterci stare tutti. Un uomo aveva chiesto «Dov’è la nave per cui abbiamo pagato? Questa è una barca che a malapena si tiene insieme». 

«Viaggiate in segreto. Con una nave vi troverebbero e arresterebbero subito. Questo è il modo più sicuro per arrivare» aveva risposto duro l’uomo che li aveva accompagnati fino a lì. 

Ed ora, ecco il viaggio in mare, la speranza. Poi buio, urla, qualcuno cade in mare. Il peschereccio inizia a inclinarsi, non regge, non riesce a tenere tutti. Infine il viso di Marta, che gli sorride e gli dice che presto arriveranno in un posto sicuro. Un posto sicuro. Non sa quale sia, non immagina quando arriverà, ma spera che ad attendere lui e la madre ci sia un luogo dove poter vivere finalmente felici.

SOVRAPPORRE

Mettere una cosa sopra un’altra;
aggiungere.

COLPO DI STATO

Quando una o più persone rovesciano e
quindi cambiano le istituzioni di uno
Stato attraverso azioni violente. Di solito
chi compie un colpo di stato è appoggiato
dalle forze armate o da gruppi militari.

ESTENUANTE

Una cosa molto stancante e faticosa sia per
il corpo che per la mente

PIAGATI

Coperti di piaghe, di ferite.

Mega e Bit si guardano e annuiscono insieme. Devono raggiungere Oumar sulla nave della ONG guidata dalla sorella di Luna, per assicurarsi che arrivi in un posto sicuro. «Ok, la missione di oggi è proprio su quella nave. Sarà difficile raggiungerla in mare aperto. Come facciamo?» chiede Bit, camminando velocemente verso l’uscita del rifugio. «Possiamo usare la barca delle emergenze!», esclama Mega, «e Bling ci indicherà la strada da seguire». Bling fa capolino, posandosi sulla spalla di Mega sbattendo velocemente le ali, felice di essere coinvolta. «Ottima idea Mega, vado a preparare tutto!» grida Bit correndo verso il magazzino segreto dove tengono tutti gli oggetti per le emergenze. Mega lo lascia fare, sapendo che il magazzino è il posto preferito di Bit, e inizia a cercare informazioni sulle coordinate della nave tramite Bling. Solo a quel punto si accorge che Luna sta osservando l’uccellino meccanico sulla sua spalla con estrema diffidenza.

«Ah già Luna, questa è Bling, è un’androide di ultima generazione che raccoglie informazioni inquadrando quello che ha davanti con i suoi raggi, e registra tutto!» Da Bling arriva un ronzio indispettito, Mega rotea gli occhi: «Ma per prima cosa è una nostra amica e aiutante indispensabile. E anche molto modesta, vero Bling?» dice ridendo. Luna si tranquillizza, apre la bocca in un gran sorriso e la saluta con la mano. 

Bit torna di corsa, il viso arrossato e i capelli spettinati: «È tutto pronto! Andiamo!». 

I tre raggiungono la spiaggia su cui sono disposte la barca per le emergenze di Mega e Bit e la canoa arancione di Luna. 

«Bling, prima di raggiungere la nave, faremo una deviazione verso Lampedusa per accompagnare Luna. Potresti guidarci, per favore?» chiede Mega all’androide. 

Legano la canoa alla loro barca, su cui salgono tutti e tre, e partono alla rotta dell’isola. Arrivati, i tre si stringono in un forte abbraccio. Luna sa di non poter andare con loro anche se vorrebbe aiutare i suoi nuovi amici in ogni modo, ma promette di tornare alla loro base quindici giorni dopo per farsi raccontare ogni cosa. Salta giù dalla barca, slega la canoa e la trascina sulla spiaggia vuota, per poi girarsi e gridare a gran voce.

«Tornerò presto! Mi raccomando, voi fate attenzione!».

«Sai Bit, sono davvero felice di aver conosciuto Luna, sembra proprio una ragazzina sveglia» confida Mega mentre spinge la barca in acqua insieme all’amico. 

ANDROIDE

Un robot che si muove e agisce come un
umano (e a volte assomiglia anche a un
umano, ma non è il caso di Bling).

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