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Puntata 1

Martina ha dieci anni e vive a Lonigo, una città che si trova in Veneto. Quando era piccola lei e il suo papà facevano un gioco molto divertente: uscivano fuori in cortile, lui prendeva la pompa dell’acqua, apriva il rubinetto e puntava il tubo di gomma verso il cielo. Come per magia, sulle loro teste si formava un piccolo arcobaleno. Ogni volta, Martina guardava in su e spalancava la bocca per lo stupore. Le goccioline d’acqua fredda le cadevano in faccia e sulla lingua, bagnandola tutta.  Poi, velocemente come era apparso, l’arcobaleno spariva.

 

Dal 2013, però, Martina e suo papà non hanno più potuto fare il gioco dell’arcobaleno. È diventato un gioco vietato: non solo in casa loro, ma in tutte le case di Lonigo. Sono proibiti anche tutti gli altri giochi con l’acqua, come i gavettoni. Non si può bere dal rubinetto e non si possono mangiare la frutta e la verdura coltivate in casa e innaffiate con l’acqua del pozzo. Bisogna comprarle al supermercato. 

 

Il motivo è che nell’acqua di Lonigo ci sono delle sostanze velenose. Hanno un nome strano, che Martina non riesce mai a ricordare. 

 

Nel 2017, poi, è successa un’altra cosa: a casa di Martina è arrivata una busta con il suo nome scritto sopra. La mamma e il papà l’hanno aperta e, dopo aver letto quello che diceva, hanno iniziato a fare tante telefonate. Si chiudevano sempre in bagno o nella loro camera, così lei non riusciva a sentirli: Martina aveva capito che erano molto preoccupati, ma non le avevano voluto spiegare il motivo. Hanno detto soltanto che dentro la busta c’erano delle cattive notizie che riguardavano l’acqua.

 

Anche alcuni amici e compagni di scuola di Martina hanno ricevuto a casa delle buste uguali alla sua, con i loro nomi scritti sopra. Tutto il paese era in agitazione, anche se Martina non sapeva ancora perché. Dopo qualche giorno c’è stata una riunione in una delle sale dell’oratorio di Lonigo. Alla riunione hanno partecipato quasi tutte le famiglie del paese. 

 

Quando i genitori di Martina sono tornati a casa, l’hanno portata fuori a mangiare un gelato, dicendole che dovevano parlare con lei di una cosa molto importante. Martina lo sapeva già. Compravano sempre il gelato, quando bisognava parlare di qualcosa di importante.

 

«Ti ricordi che qualche settimana fa hai fatto gli esami del sangue?» ha chiesto la mamma.

 

Martina ha annuito: se lo ricordava bene, perché aveva avuto molta paura dell’ago, anche se alla fine non le aveva poi fatto tanto male.

 

«Nella busta che è arrivata a casa c’erano i risultati».

 

Martina era così concentrata su quello che le stavano dicendo che non si era accorta che il gelato si stava pian piano sciogliendo e aveva cominciato a colare per terra.

 

«Dagli esami si vede che nel tuo sangue ci sono gli stessi veleni che ci sono nell’acqua: gli PFAS e i PFOA» ha spiegato il papà, con la voce triste.

 

Martina ha lasciato cadere il gelato per terra. All’improvviso, una paura tremenda le stringeva forte forte la pancia.

 

«Quindi cosa mi succederà? Morirò?».

 

La mamma di Martina aveva gli occhi lucidi.

 

«No, però queste sostanze non fanno bene alla salute. Dovremo stare attenti e fare spesso dei controlli» ha detto.

 

Papà ha allargato le braccia in modo da stringere sia Martina che la mamma.

 

«Andrà tutto bene, non permetteremo che ti succeda niente di brutto», ha promesso loro. Martina aveva ancora molta paura, ma aveva abbracciato forte il papà e la mamma. 

 

Nei giorni successivi Martina ha saputo che anche nel sangue di altri bambini del paese c’erano i veleni nel sangue. Proprio per questo, durante la riunione in oratorio, i genitori avevano deciso di fondare un comitato per fare in modo che il problema venisse risolto per sempre. Non volevano che i bambini di Lonigo fossero ancora minacciati dai veleni che erano finiti nell’acqua, e avevano deciso di combattere tutti insieme per trovare una soluzione.

 

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