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Puntata 4

Mega e Bit atterrano nel cortile dell’oratorio di Lonigo. Bit parcheggia Link in mezzo ad alcuni alberi e si guarda intorno. Poco distante c’è un campo da basket con dei bambini che giocano, mentre davanti a loro c’è un grande edificio con i muri colorati. Oltre una delle finestre del primo piano la luce è accesa e si vedono alcune persone sedute.

 

«Che sia una di quelle riunioni del comitato dei genitori sui veleni nell’acqua? Fra le informazioni che ci ha inviato Tera c’erano diversi file su questo argomento» dice Bit, indicando la finestra.

 

«Allora sicuramente lì ci saranno anche i genitori di Martina! Non si perdono neanche una riunione. Li troverò e parlerò con loro!» annuncia Mega con aria di sfida.

 

«Io invece cercherò Martina. La convincerò a essere meno infantile e testarda» ribatte lui.

 

«Bene» dice Mega.

 

«Bene» sbuffa Bit in risposta.

 

Si voltano le spalle borbottando e si separano. Bit raggiunge il campo da basket, dove un gruppo di bambini sui dieci anni sta facendo una partita. Poco lontano, seduta a terra, c’è una bambina con gli occhiali e le lentiggini che osserva il gioco con uno sguardo triste. Non ci mette molto a riconoscerla: è Martina, proprio uguale alla foto del dossier sulla missione. Bit le si avvicina lentamente. Mentre cammina controlla che il cappello sia ben posizionato sulla testa e copra completamente le antenne.

 

«Ciao» le dice quando la raggiunge.

 

Lei lo guarda con un’espressione interrogativa.

 

«Chi sei? Non ti ho mai visto qui».

 

Bit si siede vicino a lei.

 

«Sono nuovo. Mi sono appena trasferito a Lonigo e i miei genitori sono venuti alla riunione».

 

«Ah sì, ci sono anche i miei».

 

«Di che parlano?».

 

«Dell’acqua, no? Come sempre».

 

Rimangono per un attimo in silenzio a osservare la partita di basket, poi Martina chiede:

 

«Tu fai qualche sport?».

 

 

Bit sorride. Si aspettava questa domanda. Sta andando tutto come previsto.

 

«Sì, faccio ginnastica artistica».

 

Martina spalanca gli occhi. 

 

«Davvero?».

 

«Certo! Aspetta, ti faccio vedere qualcosa».

 

Bit si alza. Si concentra sui muscoli delle gambe e grazie ai suoi poteri li trasforma in molle. Poi pensa intensamente alle sue braccia, facendo diventare i legamenti degli elastici. Da fuori sembra non essere cambiato niente, ma il suo corpo ora è super flessibile.

 

Prende la rincorsa e fa una ruota, poi una doppia capovolta in avanti e infine un salto carpiato all’indietro. Atterra con eleganza e fa un piccolo inchino.

 

Martina spalanca la bocca meravigliata, come quando da piccola osservava l’arcobaleno tra le goccioline d’acqua che il papà spruzzava con la pompa in giardino.

 

«Ma sei bravissimo! Quanto ci hai messo a imparare?».

 

«Anni di allenamento» mente Bit.

 

Solleva la gamba e la porta sopra la testa, finché la scarpa non gli tocca la nuca.

 

«Vorrei essere anch’io brava come te, ma i miei genitori non vogliono che mi iscriva al corso di ginnastica artistica. Dicono che è troppo pericoloso».

 

«Davvero?».

 

Martina gli racconta della busta, del discorso che hanno fatto anni fa davanti al gelato e delle regole che sono arrivate dopo. Più ne parla e più la rabbia nella sua voce sembra crescere.

 

«Sono dei fifoni» esclama alla fine del suo racconto. 

 

Bit fa per ribattere, ma poi cambia idea: Martina deve vedere con i suoi occhi i rischi che corre. Forse così capirà perché i suoi genitori sono tanto preoccupati per lei. «Che ne dici se ti faccio vedere un altro esercizio?» propone a Martina. Lei, entusiasta, fa di sì con la testa. Bit spinge con le gambe e preme al massimo le molle, poi fa un salto altissimo con doppio avvitamento. Invece di atterrare in piedi, però, si lascia cadere di testa. L’impatto è fortissimo e i suoi occhi cominciano a lacrimare per il dolore. Martina gli si avvicina di corsa.

 

«Stai bene? Ti sei fatto male?».

 

Bit si siede a terra e si massaggia la testa.

 

«Ahia».

 

«Vuoi che chiami qualcuno?» chiede Martina agitata.

 

«No, no, tranquilla. Ora mi passa».

 

A Bit gira un po’ la testa, ma cerca di rimanere concentrato. Non vuole spaventarla troppo, ma deve farle capire che il pericolo di ferirsi è reale.

 

«Ci è mancato poco, potevo farmi male sul serio».

 

Martina vorrebbe togliergli il cappello per controllare la testa, ma lui la blocca prima che possa vedere le antenne.

 

«Tranquilla, non ho nulla di grave. Mi è già successo molte volte. Come ti dicevo, la ginnastica è uno sport pericoloso. Questa volta mi è andata bene ma conosco tante persone che si sono rotte le ossa o anche peggio». Martina lo guarda. Non sembra spaventata, ragiona Bit. Piuttosto, invece, dubbiosa.

 

«Però è anche uno sport molto divertente, no? Puoi fare le gare, magari, se sei molto bravo, addirittura andare alle Olimpiadi… ».

 

Bit pensa che in effetti è stato bello fare quelle acrobazie. Gli è quasi sembrato di volare.

 

«Sì, hai ragione ma… non hai paura? Hai visto quello che può capitare» chiede a Martina.

 

«Le cose brutte possono capitare sempre. Pensa all’acqua: qui a Lonigo è velenosa. Anche una cosa semplice come bere dal rubinetto può essere rischiosa».

 

«Infatti è vietato, no?».

 

«Sì esatto».

 

«Beh, quel divieto è fatto per proteggere le persone. Anche i tuoi genitori vogliono proteggerti, per questo ti vietano la ginnastica».

 

«É vero, ma non potranno mai proteggermi da tutto. E  io preferisco essere felice, poter fare sport come tutti gli altri bambini».

 

«Hai parlato con loro di come ti senti?».

 

«No, tanto non capirebbero».

 

Bit rimane un attimo in silenzio pensando a come ribattere. Martina non ha tutti i torti: non è possibile essere sempre completamente al sicuro. Gli imprevisti possono sempre capitare, e non ci si può proteggere da ogni cosa. D’altra parte, se i suoi genitori insistono così tanto con i divieti deve esserci un motivo. Forse sanno qualcosa che lei non sa?

 

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