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La base terrestre

Visita Ghalis

Il razzismo

Puntata 2

Non è stato facile ottenere un hoverboard sostitutivo. Al Centro Trasporti Ghaliano i superiori di Bit si sono lamentati parecchio, ma quando ha spiegato loro la situazione hanno dovuto acconsentire. Il nuovo hoverboard è verde: non è comodo come Link, ma l’importante ora è che lo porti a destinazione.

 

In breve tempo, Bit sfreccia per la Galassia, attraversa il Mar Nero e scorge in lontananza Faro, che brilla nel buio. Quando atterra, lo spettacolo che gli si presenta davanti agli occhi è incredibile: il pianeta è pieno di Neon di tutti i colori, ma anche di Ghaliani, Phiscali, Pangei, Ipocondresi. Abitanti di tutte le galassie marciano insieme cantando e sventolando cartelli e bandiere contro il razzismo. È uno spettacolo stupendo, è costretto ad ammetterlo. Forse Mega aveva ragione: non c’è nulla di pericoloso. Si fa largo fra i partecipanti e aguzza la vista alla ricerca di Mega. Ma qualcuno gli salta al collo all’improvviso.

 

«Sapevo che avresti cambiato idea! Lo sapevo, lo sapevo!».

 

«Mega! Sei la solita! Sei partita così, lasciando soltanto un biglietto! Hai rubato Link! Al comando superiore sono molto molto arrabbiati con noi, sarà meglio che…».

 

Ma Mega non gli lascia il tempo di parlare: lo prende per mano e lo trascina in mezzo alla folla.  Si uniscono ai canti e agli slogan dei manifestanti. Bit si guarda intorno, sente i suoi due cuori allargarsi. Pensa che forse questa volta si è davvero sbagliato.

 

Poi succede tutto così in fretta che Bit quasi non riesce a capire. Da una strada laterale, sbucano alcuni agenti della Polizia Gialla che fermano i manifestanti. Alcuni vengono ammanettati, altri cercano di spiegare le loro ragioni ai poliziotti. Altri ancora si ribellano. I poliziotti gialli usano i loro bastoni per colpirli. Dei manifestanti lanciano sassi contro le vetrine dei negozi in segno di protesta. Altri si scagliano contro gli agenti. In un istante, tutto precipita nel caos. L’unica certezza è la mano di Mega, che Bit stringe forte nella sua: non vuole rischiare di perderla di nuovo. 

 

«Presto, da questa parte!» le grida, cercando di farsi sentire in mezzo a tutto il rumore. La trascina lontano dalla folla, dalle urla e dagli scontri. Corre veloce in un vicolo stretto.

 

«Una porta! Lì forse saremo al sicuro!» dice Mega. Indica una vecchia porticina di legno che sembra quella di una cantina. Bit prova a spingerla: per fortuna è aperta. Si precipitano dentro, con il cuore che batte forte. La cantina è piccola, buia e silenziosa. Dentro, è pieno di vecchie casse impilate. Mega e Bit respirano piano, ascoltando i rumori che provengono dall’esterno. 

 

«Cosa succederà ora?» chiede Mega preoccupata. Bit non sa come rispondere. All’improvviso un rumore li fa voltare di scatto.

 

«C’è qualcuno qui?» chiede Bit, cercando di non far tremare la voce. Non vuole che Mega lo sappia, ma ha una gran paura.

 

Mega e Bit si guardano intorno, attenti. Una delle casse in fondo alla cantina è caduta a terra e si è aperta. Dall’interno della cassa proviene una luce verde fluorescente. Mega si avvicina piano. 

 

«Chi è?» chiede. Nessuno risponde. Mega e Bit si guardano negli occhi: devono avvicinarsi e scoprire cosa sta succedendo. Si chinano verso la cassa, con cautela. È allora che vedono da dove proviene la luce: all’interno della cassa c’è un piccolo Neon verde rannicchiato in un angolo e tutto tremante.

 

«Ma… ma… non è possibile! I Neon verdi sono tutti estinti!» esclama Bit stupito. Mega intanto, si avvicina lentamente al Neon. Dev’essere molto spaventato: trema come una foglia.

 

«Non avere paura! Siamo amici» gli dice sorridendo. Gli allunga la mano. Qualcosa nel suo sguardo tranquillizza il Neon, che stringe la mano di Mega un po’ titubante e si lascia tirare fuori dalla cassa. Parlando con lui, scoprono che si chiama Spirù: ai tempi degli arresti dei Neon verdi, si era nascosto perché la Polizia Gialla non lo trovasse.

 

«Tutta la mia famiglia è finita in carcere perché si è ribellata ai Neon gialli e si è spenta lì» dice Spirù, triste. «Io sono riuscito a salvarmi nascondendomi in questo vecchio deposito. Trovare lattine di elettricità da mangiare è stato difficile, ma ne ho messa da parte una bella scorta. La Polizia Gialla è entrata una volta sola a controllare il deposito, però io mi sono nascosto dentro una delle casse. Così se ne sono andati e non sono più tornati» spiega. Da allora, non è mai più uscito dalla cantina. Ormai sono passati moltissimi mesi.

 

«Non sei mai più uscito? Ma è terribile!» esclama Mega. Spirù scuote la testa.

 

«È troppo pericoloso» dice.«Negli ultimi tempi, è stato terribile vivere qui su Faro. I Neon gialli ci accusavano di rubare le lattine di elettricità e raccontavano a tutti che eravamo cattivi e che non si dovevano fidare di noi. Non avevo amici, mi sentivo tanto solo. Hanno preso la mia famiglia e tutti i miei simili: non ho nessuno al mondo, ormai. Sono l’ultimo Neon Verde dell’Universo. Non uscirò mai di qui».

 

Mega e Bit si guardano: Spirù non può saperlo, ma fuori tante persone stanno protestando contro il razzismo giallo, per i diritti di tutti i Neon. Non è solo: devono convincerlo a uscire dalla cantina. Ma come fare?



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