Cervelli plurali
Puntata 2. Squola
«Veloci, veloci! Entrate! Abbiamo appena iniziato la ricreazione» dice Luna avvicinandosi al cancello della scuola e facendo entrare Mega e Bit travestiti da bambini umani.
Il piano era chiaro: indossare i Wikiocchiali, che avrebbero loro consentito di vivere un po’ di tempo nei panni dei bambini di cui avevano intercettato la richiesta di aiuto, incrociandone lo sguardo; entrare durante la ricreazione grazie all’aiuto di Luna; avvicinarsi a Marta, Luca e Miriam per vivere la loro maniera di vedere il mondo. Semplice, no?
I due alieni erano arrivati sull’isola di Lampedusa con la barca delle emergenze, che poi avevano chiuso e riposto nell’infinizaino. Dopo aver indossato i Wikiocchiali, hanno attraversato a piedi la zona del porto e il paese di Lampedusa, raggiunto la scuola, sgattaiolato all’interno del cortile e seguito la loro amica in un angolo, tra bambini che corrono, altri che saltano la corda e alcuni che mangiano la merenda chiacchierando.
«Luna! Che bella la tua scuola! E che bella la ricreazione! Anche io vorrei fare la ricreazione tutti i giorni per poter giocare con i miei amici e sgranocchiare qualcosa» dice Mega non smettendo di guardarsi intorno con gli occhi che le brillano. «Quando organizziamo i documenti, Bit non vuole mai fare una pausa gioco e ti assicuro che è un lavoro noiosissimo» aggiunge guardando di sbieco Bit.
«In effetti, la ricreazione è la mia parte preferita della giornata!» le risponde Luna ridendo.
«Voi due siete proprio uguali…» borbotta Bit, «Ma veniamo a noi: Luna, ci indicheresti Marta, Luca e Miriam? Sono nella tua classe, giusto?»
«Sì, esatto! Ecco, quella con la treccia lunga nera e gli occhi verdi è Marta, una delle mie amiche del cuore, Luca è quello con la maglietta tutta colorata, l’ha dipinta proprio lui, sapete? e Miriam è la bambina che sta saltando la corda» dice Luna, indicando i compagni. «Se volete vi posso presentare Marta! Le dirò che siete dei cugini in visita e che volevate vedere la scuola e conoscere i miei amici».
«Sì, sarebbe perfetto!» le risponde estasiato Bit.
Luna era già corsa via e stava ritornando mano nella mano con Marta: «Lei è la mia amica Marta e loro sono i miei cugini Me… ehm… Melissa e…» Luna non riesce proprio a inventare sul momento un nome umano per Bit, che subito interviene a salvare la situazione: «Bartolomeo, ma tutti mi chiamano Bit!»
«Sì, i miei cugini Melissa e Bit che vengono da molto molto lontano» esclama trionfante Luna.
«Piacere! Io sono Marta!»
In quel momento, lo scambio di sguardi tra Marta, Mega e Bit, attiva i Wikiocchiali, con la modalità passato, che permette di entrare nel mondo dell’altra persona, fino a un massimo di 5 ore precedenti al momento presente. Il tempo si ferma e Mega e Bit vengono assorbiti da un turbine che li porta ad assistere alla lezione di italiano dell’ora precedente secondo il punto di vista di Marta.
Giovanni, il suo compagno di classe, sta leggendo un brano dal libro di testo. Marta sa che quando arriverà al termine della frase, toccherà a lei leggere le seguenti due. È da quando hanno iniziato il giro di lettura che si esercita nella lettura di quelle due frasi. Le leggerà correttamente e in maniera scorrevole, come il resto dei suoi compagni. È pronta.
«Marta, te la senti di leggere le prossime due frasi?» le chiede la maestra, come fa con tutti prima del turno di lettura.
«Certo, sono pronta» pensa Marta e annuisce velocemente. Inizia la lettura, è concentrata, la prima frase viene conclusa senza errori, nessuno ride. Tira un sospiro e procede con la seconda. «Ricorda, quella che nella tua mente leggeresti come n è in realtà una m e l’ultima parola è volta non vola» pensa.
«Molto bene, Marta. Grazie» le sorride la maestra.
Marta le sorride ed esulta internamente: è andata! Leggere ad alta voce per lei è sempre stato molto difficile: spesso quando sbagliava le parole alcuni compagni la prendevano in giro e lei ci restava molto male, tanto che aveva iniziato a rifiutarsi di farlo in classe, ma è solo da dopo la diagnosi di dislessia che la maestra le permette di saltare il turno, quando non se la sente. Negli ultimi mesi Marta sta lavorando molto sulla lettura ad alta voce e sente di essere migliorata, anche se a volte è così impegnata a pronunciare correttamente il testo che non ne capisce davvero il significato.
Trova molto frustrante il non poter capire a pieno il significato di un racconto, perché ama profondamente la letteratura. Da quando è molto piccola le piace immergersi nelle storie e creare mondi di fantasia tutti suoi. Prima di andare a dormire costringeva il suo papà a leggerle almeno tre favole e non c’era verso che si addormentasse: effettivamente non capiva perché lo scopo doveva essere quello di dormire, quando in lei si creavano immagini sopra immagini e staccarsene era impossibile. Poi, quando a scuola aveva imparato a distinguere le lettere, aveva provato a fare le sue letture serali da sola, ma le era tutto particolarmente difficile e le portava solo molto sconforto il non riuscire a godersele. È stato solo di recente, dopo la conferma della sua dislessia e i suggerimenti della psicologa e della maestra, che ha ricominciato a divorare libri, o meglio, audiolibri: una creazione che lei ritiene geniale! Qualcun altro che si dedica alla parte difficile, ossia riconoscere le lettere e metterle in ordine in una parola, mentre a te resta tutta la testa libera per dedicarti alla parte divertente: immaginare e lasciarti trasportare. Geniale, appunto!
Proprio su questo pensiero un vortice riporta Mega e Bit nel momento presente, davanti a Luna e Marta, che aveva appena finito di presentarsi.
«Sapete che Marta mi ha scritto una storia per il compleanno? È bellissima! Da grande farà sicuramente la scrittrice!» esclama entusiasta Luna.
Marta arrossisce e guardando da un’altra parte borbotta: «Pff, non è vero. Non potrei mai: una scrittrice dislessica non esiste. Ogni volta che decido di scrivere una storia, mi ritrovo sempre a pensare tantissimo a tutte le lettere di tutte le parole e alla fine mi stanco ancora prima di finire una frase».
«Ma cosa dici? Quella che mi hai regalato era perfetta!»
«Certo, perché adesso che mi lasciano usare il computer con l’opzione della correzione automatica molte cose vengono si sistemano da sole, ma se no sarebbe stata piena di errori»
«E che c’è di male nell’usare un computer? Noi lo usiamo sempre per le nostre missioni» interviene Mega, mentre Bit le tira una gomitata: «COMPITI! Intendevo compiti. A me piace chiamarli missioni perché sono sempre molto difficili» si corregge Mega ridacchiando.
«Infatti non c’è niente di male nell’usare un computer, io glielo dico sempre!» commenta Luna alzando le spalle.
«Tu sì, ma lo vedi come mi trattano gli altri compagni, dicono che senza non saprei fare proprio nulla, neanche parlare nella mia stessa lingua. E hanno ragione, i miei testi sembrano quelli di qualcuno che non conosce l’italiano, anche se a me sembra che abbiano senso» sostiene Marta imbronciata.
«Ma è bellissimo! Quindi tu scrivi in… martese?» si inserisce Mega entusiasta.
«Martese?» chiede Marta confusa.
«Ma sì, la lingua di Marta!»
Marta, Luna e Bit guardano incuriositi l’aliena, che subito aggiunge: «Beh tu dici che non può esistere una scrittrice dislessica, perché i suoi libri sarebbero pieni di errori, ma in realtà sarebbe così solo se dichiarasse che si tratta di un libro in italiano. Però, se dici che il tuo racconto è in martese e che le regole del martese sono diverse da quelle dell’italiano, può funzionare! E poi puoi sempre tradurlo in italiano grazie all’uso del computer per farlo leggere a tutte le persone che non conoscono il martese!» conclude esultante.
I tre la guardano sbigottiti: «Effettivamente non ci avevo mai pensato» conclude Marta, pensierosa.
«Ma certo! Significherebbe poter dare vita alle tue idee nella maniera che ti rappresenta di più e poi, quando si deve o si vuole farle leggere a tutte le persone intorno a te, copiarle sul computer con il sistema che ti aiuterà nella correzione» ripete Bit trionfante.
A Marta scappa un sorriso, nessuno l’aveva mai incoraggiata e compresa così a fondo. I due bizzarri cugini di Luna le avevano dato una prospettiva nuova, che vedeva la sua dislessia non come un problema, ma come una diversa maniera di sviluppare il suo sogno.
«Mi sembra una buona idea, grazie» dice ai due, arrossendo.
«Ma figurati! Io non vedo l’ora di leggere il tuo primo libro! Sarà stupendo» esclama Mega battendo le mani.
Proprio sul secondo clap di Mega trilla la campanella, tutti i bambini iniziano a correre verso la porta della scuola e le maestre iniziano a richiamare quelli rimasti in cortile.
Mega e Bit si portano le mani alle orecchie e si accucciano: «Cos’è questo rumore? Un allarme? Cosa succede? Dove dobbiamo scappare?» chiede Bit spaventato.
«Ma no sciocchi! È solo la campana che indica la fine della ricreazione» risponde Luna ridendo e aiutando i due amici a ricomporsi: «Per fortuna Marta se n’è già andata, altrimenti chissà che cosa avrebbe pensato» continua.
«Tutto questo fracasso per dire che è ora di tornare in classe? Mi sembra una tortura» aggiunge Bit sistemandosi i Wikiocchiali sul naso.
«Già… Non me lo dire…» dice Luna sconsolata: «Comunque, che ne dite di entrare in classe con me? Vi presenterò come i miei cugini che sono venuti a trovarmi da lontano, dicendo che volevo farvi vedere l’aula. Così conoscerete anche Luca e Miriam».
I due alieni si guardano e annuiscono: sembra un ottimo piano.
«Allora andiamo, veloci!» grida Luna correndo verso la porta.
I due alieni le corrono dietro, Mega tenendo stretto il cappello che copre le sue antenne da aliena e Bit schiacciando sempre più i Wikiocchiali contro la faccia per paura di perderli.
problema
anziché leggerli.
da un altro punto di vista
Ma come legge un cervello dislessico?
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